Artemis II, il wc rotto e la Terra che sorge: il lungo viaggio degli astronauti tra guasti e meraviglie

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   C’è un problema tecnico, a dir poco imbarazzante, che sta tenendo banco a bordo della capsula Orion, e non riguarda i motori o i sistemi di supporto vitale quanto piuttosto un elemento che, sulla Terra, diamo per scontato: il water. Il viaggio di ritorno verso casa, per l’equipaggio di Artemis II, avrebbe potuto svolgersi senza particolari intoppi se non fosse che un componente cruciale di quell’equipaggiamento – il wc, per l’appunto – si è guastato a causa di una reazione chimica che nessuno aveva previsto. Un inconveniente, certo, ma che ha costretto gli astronauti a improvvisare soluzioni, aggiungendo un capitolo inaspettato a una missione già carica di significati storici.

Mercoledì scorso, durante una conferenza stampa trasmessa direttamente dalla navicella Orion, l’astronauta dell’Agenzia spaziale canadese Jeremy Hansen ha provato a sdrammatizzare, ma senza nascondere l’eccezionalità di ciò che i suoi occhi hanno potuto vedere. “Abbiamo visto cose davvero straordinarie – ha dichiarato – cose che non avrei mai nemmeno immaginato”. Una frase che riecheggia quasi come un’ammissione di stupore puro, quella di chi si trova a fluttuare a distanze siderali e si rende conto, all’improvviso, di quanto l’immaginazione umana sia sempre un passo indietro rispetto alla realtà.

Il messaggio dallo spazio e quella “casa” che appare diversa

Christina Koch, un’altra componente dell’equipaggio, ha scelto invece le parole per lasciare un segno più intimo, quasi filosofico. “Da qui casa è tutta un’altra cosa”, ha scritto in un messaggio inviato dallo spazio mentre Orion sorvolava la Luna, nel primo flyby umano dopo oltre mezzo secolo. La Nasa ha poi diffuso un video sui social, dove le immagini della missione scorrono accompagnate da quella frase: un promemoria silenzioso del fatto che gli astronauti di Artemis II hanno volato attorno al nostro satellite naturale, spingendosi più lontano dalla Terra di chiunque altro prima di loro. Non c’è retorica, in quelle parole; c’è piuttosto la constatazione nuda e cruda di un punto di vista che cambia radicalmente la percezione di ciò che chiamiamo “casa”.

Un’immagine che attraversa i decenni: dalla Apollo 8 ad Artemis II

E proprio mentre l’equipaggio affrontava il guasto al sistema igienico – un dettaglio tecnico che la Nasa sta ovviamente analizzando con la consueta meticolosità – veniva catturata un’altra immagine destinata a entrare nella storia dell’esplorazione spaziale. L’agenzia americana ha infatti pubblicato fotogrammi della Terra che tramonta sotto l’orizzonte lunare, a distanza di oltre 57 anni da quella mitica «alba terrestre» immortalata dall’astronauta Bill Anders durante la missione Apollo 8, nel dicembre del 1968. Allora, per la prima volta, un equipaggio umano aveva orbitato intorno alla Luna; oggi, i membri di Artemis II hanno ripetuto quell’esperienza, aggiornandola con tecnologie e prospettive nuove. L’immagine attuale, per quanto simile nella composizione, porta con sé il peso di un’era diversa: quella di un ritorno programmatico e non più episodico al nostro satellite.

Tra guasti e meraviglie, la normalità inaspettata della vita nello spazio

Se da un lato c’è la poesia delle immagini e la potenza dei messaggi vocali, dall’altro c’è la prosaica realtà di un water che smette di funzionare. Un guasto, quello occorso a bordo di Orion, che ricorda come persino le missioni più avanzate siano soggette a imprevisti banali ma complessi da risolvere in assenza di gravità. La reazione chimica che ha danneggiato il componente cruciale del sistema igienico rappresenta un rompicapo ingegneristico non da poco, anche se la Nasa, con la prudenza che contraddistingue le sue comunicazioni, non ha ancora fornito dettagli tecnici definitivi. L’equipaggio, nel frattempo, continua il viaggio di rientro, consapevole di aver visto cose che pochi esseri umani potranno mai vedere, ma anche di aver dovuto fare i conti con un problema decisamente poco eroico. Che poi, forse, è proprio questa la lezione più autentica di ogni esplorazione: anche lontano dalla Terra, con il nostro pianeta che sembra una piccola biglia sospesa nel buio, la quotidianità trova sempre un modo per farsi sentire.

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