La riparazione del bagno in orbita e l’orgoglio di Koch: “Sono l’idraulica dello spazio”
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Poco dopo l’ingresso in orbita, mentre la capsula Orion della missione Artemis II si preparava a lasciare la protezione terrestre, un imprevisto ha richiamato l’equipaggio a una delle incombenze più terrene – e, a suo modo, paradossalmente complesse – della vita a bordo: la toilette non funzionava. A risolvere il guasto, con una prontezza che ha trasformato un potenziale disagio in un aneddoto tecnico, è stata l’astronauta Christina Koch, la quale, con un misto di ironia e consapevolezza professionale, ha rivendicato per sé il titolo di “idraulica dello spazio”. Il problema, ha spiegato lei stessa, derivava da un sistema rimasto inattivo per un lungo periodo, bisognoso semplicemente di una riattivazione manuale piuttosto che di interventi complessi; dopo i timori iniziali – che avevano incluso la preoccupazione per un possibile blocco del motore, subito scongiurato – il cosiddetto Universal Waste Management System è tornato pienamente operativo, con evidente sollievo degli altri membri del gruppo.
Verso la Luna, tra finestrini e accensioni notturne
Mentre la navicella Orion si allontanava, gli astronauti hanno avuto modo di godersi qualche giro in orbita attorno alla Terra, e le prime immagini del nostro pianeta hanno suscitato in loro una reazione quasi infantile: “Non riusciamo a staccarci dai finestrini”, hanno raccontato, testimoniando quel senso di meraviglia che nemmeno la preparazione tecnica può scalfire. Poi, nella notte tra giovedì e venerdì, i motori si sono accesi e il timone ha virato deciso verso la Luna. Attualmente la capsula si trova quasi a metà strada del suo viaggio, e l’appuntamento più atteso è fissato per lunedì, quando Artemis II entrerà nell’orbita del satellite naturale. Sarà allora che effettuerà un passaggio di sei ore sul lato nascosto della Luna, una regione ancora avvolta in buona parte dal mistero: a eccezione di un precedente sorvolo di una missione Apollo, nessuno ha mai ripreso quelle zone con la strumentazione odierna, e il risultato promette immagini inedite.
“Quassù ci sentiamo piuttosto bene”: la voce di Hansen
La missione, partita lo scorso 2 aprile, prosegue senza intoppi dopo la riparazione del sistema di smaltimento. Durante una diretta streaming della Nasa, l’astronauta Jeremy Hansen – cittadino canadese e primo non americano a partecipare a una missione lunare – ha voluto rassicurare chi segue da terra: “L’equipaggio si sente piuttosto bene quassù”, ha detto, aggiungendo di aver “sentito distintamente la forza” della perseveranza necessaria per intraprendere un viaggio del genere. Una frase, la sua, che riecheggia lo spirito di una missione costruita anche sul simbolismo: portare oltre l’orbita bassa non solo tecnici della Nasa, ma anche un partner internazionale, in un gesto che allarga idealmente i confini dell’esplorazione umana.
Guasto alla toilette e una storia infinita tra rifiuti e Stati Uniti
Il primo problema con cui gli astronauti di Artemis II hanno dovuto fare i conti, dunque, è stato il bagno rotto. Un inconveniente minore, risolto sul campo da Koch, che non ha esitato a indossare i panni – mai metafora fu più calzante – dell’idraulico spaziale. Eppure, chiunque abbia seguito le vicende delle missioni americane sa che quella tra i sistemi di smaltimento dei rifiuti umani e gli Stati Uniti sembra essere una storia infinita: dai guasti alle tute Apollo fino ai problemi più recenti sulla Stazione Spaziale Internazionale, gestire ciò che in volo non può essere semplicemente “scaricato” ha sempre rappresentato una sfida ingegneristica non banale. Questa volta, però, il lieto fine è arrivato in fretta, e l’equipaggio ha potuto concentrarsi sull’obiettivo principale: raggiungere la Luna, sorvolare il suo lato nascosto e tornare a regalare all’umanità quello sguardo da lontano che solo pochi hanno avuto il privilegio di provare.




