Furti di farmaci oncologici a Napoli, sgominata la banda della guardia giurata: dieci arresti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il suono degli allarmi, in certi contesti, è solo un fastidioso sottofondo se c’è chi, dall’interno, è disposto a zittirlo. È quanto accaduto in una serie di colpi messi a segno ai danni del Servizio sanitario nazionale, un’indagine condotta dai carabinieri della compagnia Napoli Vomero che ha portato alla luce un’organizzazione specializzata nel furto di farmaci antitumorali salvavita. All’alba, su ordinanza del gip del tribunale di Napoli, sono scattate dieci misure cautelari tra Napoli, Melito di Napoli e Catania: tre persone sono finite in carcere, tre ai domiciliari con braccialetto elettronico e quattro hanno ricevuto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Gli indagati, a vario Titolo, devono rispondere di furto pluriaggravato e ricettazione, con un bottino complessivo che si aggira intorno ai quattro milioni e mezzo di euro, considerando i raid sia al Policlinico Universitario Federico II sia alla sede del Distretto 30 dell’Asl Napoli 1 Centro.

Il ruolo del basista e le dinamiche dei raid

Il perno attorno a cui ruotava l’intera catena operativa era una figura chiave e, almeno sulla carta, insospettabile: una guardia giurata in servizio presso una delle società di vigilanza appaltatrici. Quest’uomo, destinatario della custodia cautelare in carcere insieme ai due presunti organizzatori, avrebbe fornito non solo le chiavi elettroniche per disinnescare i sistemi di sicurezza, ma anche informazioni in tempo reale sui movimenti dei colleghi. Le intercettazioni, che hanno rappresentato un pilastro dell’inchiesta coordinata dalla settima sezione Sicurezza Urbana della procura, restituiscono l’immagine di un complice che indicava il momento migliore per fare irruzione, come quando suggerì di approfittare della pausa pranzo di un altro vigilante. Il gruppo, forte di queste talpe, agiva con tempi certosini: utilizzavano auto a noleggio e utenze telefoniche dedicate per non lasciare tracce, oscuravano le telecamere con la schiuma da barba e, in un caso, arrivarono persino a forzare le inferriate per accedere ai locali dove erano stoccati i farmaci.

La cronaca dei colpi e il coinvolgimento di un minore

La sequenza degli assalti, ricostruita dagli inquirenti dal maggio 2024 all’aprile 2025, delinea un’escalation di spregiudicatezza. Il primo colpo consistente risale al 31 maggio, quando dalla Federico II sparirono farmaci per un milione e quattrocentomila euro. Ad agosto, con le telecamere accecate, la banda tornò a colpire portando via oltre cinquecentosessantamila euro di medicinali. Ma fu il raid di settembre a rivelare il lato più grottesco e pericoloso dell’organizzazione: nell’asportare merce per circa seicentottantaquattromila euro, i malviventi abbandonarono sul pavimento farmaci per trentacinquemila euro, i quali, subendo uno sbalzo termico, divennero del tutto inutilizzabili e potenzialmente letali. L’ultimo furto, avvenuto il 10 dicembre, è stato anche quello che ha maggiormente destato allarme sociale: uno degli indagati, giunto sul luogo del crimine in scooter, si fece affiancare dal figlio di appena dodici anni, utilizzato probabilmente come palo durante le operazioni di scasso.

La filiera della ricettazione e i rischi per la salute pubblica

Una volta sottratti, i farmaci venivano immessi in un mercato parallelo che, secondo gli accertamenti, si estendeva ben oltre i confini regionali, raggiungendo piazze come Bologna e, grazie a canali di riciclaggio internazionali, persino il nord Africa e il medio oriente. La rete di ricettatori, per la quale sono scattati gli obblighi di firma e che annovera anche alcuni indagati a piede libero, si occupava di piazzare le dosi sul territorio, spesso senza alcuna cura per la catena del freddo. Un aspetto, questo, sottolineato con forza dalla procura: la meticolosità dimostrata nell’esecuzione dei furti non trovava alcun corrispettivo nella conservazione del bottino. Farmaci che richiedono temperature controllate per mantenere la loro efficacia venivano stipati alla rinfusa, alterati o, in qualche caso, addirittura contraffatti e rimessi in commercio come nuovi quando ormai prossimi alla scadenza. Una dinamica che trasformava questi medicinali, già di per sé preziosi per la sopravvivenza dei malati oncologici, in sostanze potenzialmente dannose per chiunque le assumesse.

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