Ferrari Luce, Jony Ive è “ansioso” di svelare la prima elettrica del Cavallino Rampante

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La chiameranno Luce, e il suo compito, per certi versi improbo, sarà quello di riscrivere il codice genetico di un marchio che ha fatto della combustione interna e della sua colonna sonora un pilastro inamovibile. L’attesa per la prima vettura interamente a batteria nella storia di Maranello, il cui debutto è calendarizzato per il prossimo 25 maggio in Italia, si fa sempre più febbrile, e a salire sul proverbiale palcoscenico, complice anche il clamore mediatico, è lo stesso Jony Ive, il celebre designer britannico padre dell’estetica Apple e oggi mente creativa del progetto per il Cavallino attraverso il suo collettivo LoveFrom -2.

Il primo modello elettrico di Ferrari, un nome che in italiano evoca immediate suggestioni, si propone di ridefinire il concetto stesso di sportività in un’era di profonda transizione tecnologica, e lo fa forte di numeri da capogiro: si parla di oltre mille cavalli di potenza, un’accelerazione che abbatte il muro dei due secondi e mezzo per lo scatto da zero a cento orari e un’autonomia dichiarata di 530 chilometri, garantita da una batteria da 122 kWh -5. Numeri, questi, che delineano una granturismo dalle prestazioni sconcertanti, ma è nell’approccio filosofico al progetto che si cela la vera rivoluzione.

Un abitacolo che sfida le convenzioni del mondo a zero emissioni

Se la meccanica promette prestazioni in linea con la tradizione del marchio, è all’interno che si consuma la rottura più netta con il passato e, paradossalmente, con le tendenze contemporanee dell’automotive. Ive, insieme al socio Marc Newson, ha concepito un ambiente che volta deliberatamente le spalle alla dittatura dei grandi schermi tattili, restituendo centralità al tatto e alla fisicità del comando. Troviamo così pulsanti, levette e interruttori meccanici, elementi pensati per instaurare un rapporto più diretto e viscerale tra il pilota e la macchina, lontano anni luce dalla fredda interazione tipica di molte elettriche moderne -3. Il volante a tre razze, realizzato in alluminio riciclato, è una chiara citazione dei classici Nardi degli anni Cinquanta e Sessanta, un ponte gettato tra la memoria storica della casa e la sua declinazione futuribile -8.

L’ossessione per il dettaglio e il rito dell’accensione

L’intera architettura degli interni, sviluppata in simbiosi con il Centro Stile Ferrari di Flavio Manzoni, è pervasa da un’ossessione quasi maniacale per i materiali e le finiture, che richiama alla mente i migliori prodotti dell’elettronica di consumo. La strumentazione, battezzata Binnacle e montata sul piantone dello sterzo con un meccanismo che la rende solidale ai movimenti del volante, integra due schermi OLED sovrapposti, un’idea che crea un effetto di profondità tridimensionale volutamente ispirato ai vecchi quadranti analogici -10. Ma è forse nel rituale di avviamento che si concentra la maggiore dose di teatralità: una chiave in vetro Corning Fusion5, dotata di un display a inchiostro elettronico (E-Ink) che cambia colore una volta inserita nell’apposito alloggiamento sulla consolle, dà il via a una coreografia di luci che coinvolge l’intera plancia, quasi a voler sottolineare che anche in assenza del rombo del V12, l’esperienza di mettersi al volante di una Ferrari deve conservare un carattere solenne e inconfondibile -6.

Pressione creativa e segreti celati dalle mimetizzazioni

Per quanto concerne il vestito esterno, quello che sarà svelato a maggio, le informazioni rimangono volutamente nebulose. Jony Ive, intervistato dalla stampa britannica, ha lasciato intendere che esisterà un preciso filo conduttore stilistico tra gli interni già noti e la carrozzeria, frutto di un lavoro di progettazione parallela che ha visto coinvolti i due team fin dalle prime fasi, con l’obiettivo dichiarato di rendere l’insieme il più coeso e armonico possibile -9. Gli avvistamenti dei prototipi, pesantemente camuffati durante i test su strada, non hanno svelato molto, alimentando anzi le speculazioni. Quel che è certo, al netto delle supposizioni, è che su questo modello pesano aspettative enormi, e lo stesso Ive, come ha avuto modo di ammettere, non nasconde di sentirsi sotto pressione, ben consapevole che la Luce avrà il compito non secondario di ridefinire cosa debba intendersi, negli anni a venire, per una Ferrari -2. Il countdown è ufficialmente iniziato.

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