Caro gasolio e pompe asciutte, la crisi di Hormuz mette in ginocchio i distributori
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Redazione Economia
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La Pasqua ha lasciato sui distributori italiani un’eredità amara, fatta di cartelli “carburante esaurito” e code che si snodano tra un comune e l’altro – qualcuno, pur di trovare un prezzo inferiore ai due euro e rotti al litro, arriva a cambiare provincia. Non è allarmismo, precisano da Confartigianato Trasporti, ma la situazione è oggettivamente delicata: il prezzo del gasolio, già schizzato verso l’alto, potrebbe continuare a salire fino a toccare i tre euro al litro, una soglia che fino a pochi mesi fa sembrava un’ipotesi remota. Il conflitto tra Stati Uniti e Iran, con la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz, ha paralizzato di fatto una parte rilevante dell’economia globale, e l’onda d’urto si sente, adesso, anche alla pompa di benzina di un paese del Pordenonese.
Il razionamento silenzioso nei distributori Eni
Il caso più evidente, stando a quanto si registra sul territorio, è quello dei punti vendita Eni: qui negli ultimi giorni si sono verificati esaurimenti improvvisi del gasolio, un fenomeno che ha generato un vero e proprio razionamento, seppur non dichiarato, dettato dalla fortissima domanda. I prezzi più convenienti di questa rete hanno infatti attirato automobilisti da decine di chilometri di distanza, con il risultato che le scorte – già messe sotto pressione dai ritardi nelle consegne – sono evaporate in poche ore. Nel Pordenonese il diesel va e viene, una situazione a macchia di leopardo che costringe chi viaggia a informarsi in tempo reale, magari passando da un distributore all’altro, sperando di trovare una pompa ancora aperta. Non manca chi ha sigillato gli erogatori con un semplice foglio di carta, mentre altri hanno riaperto solo per brevi finestre temporali, travolti dall’assalto.
Ravenna e l’ottimismo condizionato di Capelli
Dalla Romagna arriva invece una voce leggermente più distesa, ma non priva di incertezze. Christian Capelli, presidente del sindacato degli Impianti stradali di carburante di Confcommercio Ravenna, prova a invitare all’ottimismo: «Le riserve di carburante possono far dormire sonni tranquilli gli automobilisti ravennati – spiega – poi, fra dieci giorni, non so cosa potrà succedere, ma sarà sufficiente che facciano passare qualche nave dallo stretto di Hormuz, e il problema, anche quello del prezzo, rientrerà». Una rassicurazione parziale, quella di Capelli, che fotografa però l’interrogativo chiave di queste settimane: quanto dureranno le scorte attuali? Il presidente stesso ammette che la situazione può cambiare presto, e che il termine dei dieci giorni non è una certezza, bensì una stima variabile.
L’effetto psicologico della guerra in Iran e il turismo straniero
Un’analisi ancora più sfumata arriva dall’Alto Adige, dove Mirko Saffioti, rappresentante per Confesercenti dei gestori delle pompe, prova a separare i piani della crisi. «Effettivamente c’è una criticità legata alla disponibilità di carburante – ammette – ma la tensione bellica in Medio Oriente c’entra relativamente e quasi esclusivamente come effetto psicologico». Secondo Saffioti, la corsa alle pompe è stata innescata soprattutto dalla paura: i primi cartelli di “scorte esaurite” hanno fatto scattare un meccanismo di panico, amplificato dalla copertura mediatica del conflitto. A questo si aggiunge, nelle regioni a vocazione turistica come l’Alto Adige, la pressione extra dei flussi stagionali: i visitatori stranieri, molti dei quali arrivano con mezzi a gasolio, hanno contribuito a svuotare più rapidamente i serbatoi, creando una perfetta tempesta tra domanda reale e percezione dell’emergenza. Il risultato, sotto gli occhi di chiunque abbia cercato carburante nel fine settimana pasquale, è stato un assalto ai distributori che nulla aveva di programmato, ma molto di istintivo.




