Il professore Schettini: "La fisica non è uno spettacolo, a 18 anni servono autonomia e studio"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   I risultati delle prove di fisica nel test di Medicina, spesso deludenti, riaccendono periodicamente il dibattito sulla preparazione degli studenti e sul ruolo della scuola. A commentarli sulle colonne de Il Giornale è intervenuto Vincenzo Schettini, il professore diventato una star dei social e della televisione grazie alla sua capacità di rendere popolare una materia tradizionalmente considerata ostica. La sua posizione, che sfida alcuni luoghi comuni della discussione pubblica, è netta: è frustrante, ha dichiarato, sentire ripetere che gli insegnanti debbano fare di più, quando ormai, arrivati all'età di diciotto o diciannove anni, ci si aspetta che i ragazzi abbiano maturato una loro autonomia nello studio. Per Schettini, insomma, il problema non si risolve rendendo le lezioni più "splatter", ovvero più spettacolari o facili, ma coltivando negli studenti, nel lungo percorso che precede l'università, un metodo e una responsabilità personale che vanno al di là della semplice spiegazione in aula.

Il divulgatore e la storia personale

La popolarità di Schettini, riconoscibile per la chioma argentata e un approccio comunicativo diretto, gli offre una platea ampia per veicolare non solo concetti scientifici ma anche riflessioni di carattere personale. In un'intervista televisiva con Nunzia De Girolamo, il professore ha infatti scelto di raccontare pubblicamente la propria esperienza di coming out e il suo drammatico impatto all'interno del nucleo familiare. Una testimonianza, la sua, che va al di là della divulgazione e tocca temi sociali delicati, mostrando come la figura del docente-scienziato possa anche farsi portatrice, attraverso la narrazione della propria vita, di messaggi di forte valenza umana e civile, senza per questo sminuire il rigore della disciplina che rappresenta.

Il valore della disciplina secondo la scienza

Se gli studenti spesso la temono, il mondo della ricerca ne celebra invece il valore assoluto. Lo dimostra il lavoro di scienziati come Marica Branchesi, astrofisica del Gran Sasso Science Institute, il cui gruppo di ricerca, Engrave, ha recentemente ottenuto un prestigioso riconoscimento europeo per una scoperta fondamentale. I ricercatori sono riusciti a svelare i meccanismi che portano alla formazione degli elementi pesanti, come l'oro, nel cosmo. Scoperte di questa portata, che spiegano letteralmente l'origine della materia di cui è fatto il nostro mondo, poggiano le loro basi proprio su quei complessi principi della fisica che tanti faticano ad apprendere. Sono la prova tangibile di come questa scienza, al di là delle difficoltà scolastiche, sia lo strumento per decifrare la realtà che ci circonda, costituendo il fondamento non solo del progresso tecnologico ma della nostra stessa comprensione dell'universo.

Le radici di una difficoltà antica

Le ragioni per cui la fisica rimane la "bestia nera" per generazioni di studenti sono molteplici e consolidate nel tempo. Oltre alla naturale competizione con la matematica per il primato della materia più ardua, entrano in gioco fattori che vanno dall'astrattezza di alcuni suoi concetti, distanti dalla percezione quotidiana, alla necessità di padroneggiare un linguaggio formalizzato e rigoroso. Si tratta di uno scoglio che molti, specialmente coloro che aspirano a professioni mediche e si trovano a confrontarsi con il test d'ingresso, percepiscono come insormontabile, al punto da cantarne, quasi per esorcizzarne la paura, l'inaccessibilità. Una difficoltà che, come sottolinea Schettini, non può essere semplicemente scaricata sulla capacità di intrattenimento del docente di turno, ma chiama in causa un sistema di istruzione più ampio e la maturazione, da parte dello studente, di un approccio allo studio che sia effettivamente consapevole e indipendente.

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