La Festa del Cinema di Roma chiude i battenti tra nuovi autori e un pubblico appassionato
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il bilancio della ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma, tratteggiato dal presidente della Fondazione cinema, si delinea come un successo che supera le aspettative, caratterizzato da una crescita sia numerica che qualitativa. Salvatore Nastasi ha sottolineato come l’evento da lui sognato abbia trovato piena realizzazione, colpito com’è dalla qualità del pubblico e delle pellicole presentate, nonché dall’ingente partecipazione di giovani. Un momento particolarmente significativo, che ha incarnato lo spirito della manifestazione, è stata la commozione del regista Luc Besson durante la presentazione del suo "Dracula", di fronte alla folla accalcata lungo il tappeto rosso. È proprio questo, del resto, il tratto distintivo della kermesse capitolina: la generosità degli artisti, i quali si intrattengono volentieri con il pubblico, e l’entusiasmo dei ragazzi che si assiepano per vivere da vicino la magia del cinema, al punto che gli spazi dedicati iniziano a non bastare più per contenere una simile energia.
I riconoscimenti della giuria Cortellesi
La serata finale, condotta da Ema Stokholma all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, ha visto la proclamazione dei vincitori del concorso “Progressive Cinema” da parte di una giuria presieduta da Paola Cortellesi. I premi, assegnati per il loro coraggio e l’originalità, hanno messo in luce opere e interpreti di caratura internazionale. Il Gran Premio della Giuria è andato a "Nino" di Pauline Loquès, mentre il premio per la Miglior regia è stato conferito al cinese Wang Tong per "Chang ye jiang jin". Alireza Khatami si è aggiudicato il riconoscimento per la Miglior sceneggiatura con "The Things You Kill", e un Premio speciale è stato attribuito al cast corale del film "40 secondi". Tra gli attori, si sono distinti Anson Boon, premiato come Miglior attore per "Good Boy", e Jasmine Trinca, che ha vinto il premio intitolato a Monica Vitti per la sua interpretazione ne "Gli occhi degli altri".
Il trionfo delle cinematografie orientali
La kermesse romana ha riservato una particolare attenzione alle voci provenienti dall’Asia, consacrando l’Oriente come uno dei protagonisti assoluti di questa edizione. A trionfare è stata infatti l’opera prima della regista taiwanese Shih-Ching Tsou, "Left-handed girl", distribuita in Italia con il titolo "La mia famiglia a Taipei" da I Wonder Pictures, che si è aggiudicata il prestigioso riconoscimento di Miglior Film. Un risultato che, unito al premio per la regia conquistato da un esordiente cinese, segna un chiaro omaggio della Festa al cinema asiatico contemporaneo, riconoscendone la vitalità e la capacità di racconto.
Oltre le premiazioni: il valore di una festa popolare
Al di là dei trofei e delle consacrazioni ufficiali, ciò che emerge con forza è l’identità della manifestazione come momento di incontro vivo e sentito. L’immagine degli artisti che, come Besson, si fermano a lungo sul red carpet per stare a contatto con i sostenitori, ne è una prova tangibile. È in questi gesti, e nella passione di un pubblico prevalentemente giovane che affolla ogni proiezione e ogni evento, che risiede il vero successo della rassegna; un successo che va oltre i numeri e tocca la sfera dell’esperienza condivisa, fondando la sua ragion d’essere su un rapporto diretto e autentico con chi il cinema lo ama e lo vive ogni giorno.




