Fmi, crescita mondiale al 3,1% ma la guerra in Iran colpisce i più poveri

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Fondo monetario internazionale ha rivisto al rialzo le stime di crescita dell'economia globale per il 2026, portandole al 3,1%, un decimo di punto in più rispetto alla precedente previsione di luglio. La revisione riflette una tenuta dell'attività economica migliore del previsto, sostenuta dagli investimenti nel settore dell'intelligenza artificiale e dalla capacità delle economie avanzate di assorbire gli shock derivanti dal conflitto in Medio Oriente.

Due forze opposte dividono il mondo

La direttrice generale del Fondo, Kristalina Georgieva, ha descritto un mondo «sempre più disomogeneo e fragile», nel quale la guerra in Iran e la trasformazione tecnologica legata all'intelligenza artificiale agiscono come «due grandi forze di trasformazione» dalle conseguenze profondamente asimmetriche.

Il rapporto World Economic Outlook, intitolato "Resilience Under Strain, Urgent Choices", fotografa un'economia globale che non sta semplicemente rallentando o accelerando, ma assistendo a uno spostamento della dinamica di crescita tra Paesi, a seconda della loro esposizione agli shock energetici e della loro integrazione nelle filiere tecnologiche.

Le economie con legami solidi con la catena di fornitura dell'intelligenza artificiale e una minore dipendenza dalle importazioni energetiche continuano a rafforzarsi; quelle più fragili, al contrario, subiscono contemporaneamente l'aumento delle bollette energetiche, il deprezzamento delle valute e la contrazione dello spazio fiscale.

La capo economista: prezzi dell'energia ancora sotto pressione

Silvana Tenreyro, capo economista del Fondo, ha spiegato che «con il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente, i prezzi del petrolio greggio, del gas e dei prodotti petroliferi raffinati, come il diesel e il carburante per aerei, sono aumentati bruscamente». Ha poi aggiunto che «un'interruzione più prolungata della produzione e dei trasporti in Medio Oriente potrebbe portare a prezzi ancora più elevati dell'energia e delle altre materie prime».

La Tenreyro ha anche sottolineato come l'economia mondiale abbia «dimostrato una buona tenuta, ma questa capacità sta arrivando al limite», invitando i governi a passare dalla gestione delle emergenze alla ricostruzione dei margini di manovra nei bilanci pubblici. Il rapporto stima che la chiusura dello Stretto di Hormuz, se non compensata da risposte sull'offerta, avrebbe potuto sottrarre nove decimi di punto alla crescita globale; il riorientamento delle rotte petrolifere, l'aumento della produzione altrove e il ricorso alle scorte hanno ridotto l'impatto netto a circa tre decimi di punto.

L'allarme per i Paesi a basso reddito

Petya Koeva Brooks, vicedirettrice del dipartimento di ricerca, ha lanciato un avvertimento specifico per le economie più vulnerabili, molte delle quali sono già fortemente indebitate. «Nei Paesi più vulnerabili, energia e alimenti rappresentano una quota molto elevata dei consumi delle famiglie. E quindi la situazione è molto, molto più difficile», ha dichiarato durante gli incontri annuali del Fondo e della Banca mondiale a Bangkok.

Per alcuni di questi Stati, ha aggiunto, «potremmo aver già superato la fase in cui il problema è soltanto la liquidità», e quando il debito non è più sostenibile «affrontare il problema e procedere a una ristrutturazione ordinata e tempestiva è sempre meglio che aspettare, perché in futuro il costo della ristrutturazione sarà molto più alto». Per i governi che non sono più in grado di onorare i propri impegni, il Fondo indica la necessità di intervenire senza ulteriori rinvii, aumentando le entrate o riducendo la spesa.

Le stime per l'Italia e l'area euro

Nel quadro globale, l'Italia registra una revisione al rialzo delle proprie prospettive: il Fondo prevede per il 2026 una crescita del prodotto interno lordo dello 0,8%, in miglioramento di tre decimi rispetto alla stima di luglio, e dello 0,6% per il 2027. L'inflazione italiana è attesa al 3,3% quest'anno, sopra la media dell'area euro, per poi rallentare al 2,8% nel 2027. L'area euro nel suo complesso dovrebbe crescere dell'1,1% nel 2026 e dell'1,2% l'anno successivo, con l'energia che resta il principale punto di debolezza.

A livello globale, l'inflazione è prevista in risalita al 4,7% nel 2026, spinta dai costi di energia e alimentari, prima di tornare al 4,1% nel 2027. Il rapporto segnala inoltre che la crescita mondiale è sempre più concentrata: trentadue economie generano oggi il 95% dell'espansione globale, contro le cinquantaquattro di aprile, mentre le previsioni per circa il 47% dei Paesi sono state riviste al ribasso.

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