La bozza dei Volenterosi per l'Ucraina e l'ombra delle esecuzioni russe
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Redazione Esteri
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Mentre i cieli ucraini vengono nuovamente solcati da droni che, come nella notte su Sumy, provocano feriti e danni, e le truppe di Mosca intensificano la pressione a Pokrovsk, dove infuriano combattimenti casa per casa, un gruppo di Paesi europei, che include l'Italia e si autodefinisce "Coalizione dei Volenterosi", sta cercando di aprire un varco diplomatico. Questa iniziativa, della quale Radio Free Europe/Radio Liberty ha potuto visionare i contenuti, si articola in una bozza strategica di dodici punti, concepita per essere attuata in due fasi distinte. La prima, che si attiverebbe entro ventiquattr'ore dall'accettazione del piano, mirerebbe a stabilire un cessate il fuoco immediato, accompagnato dal congelamento della linea del fronte nelle posizioni che le forze occupano al momento della firma dell'intesa, un dettaglio non secondario che riflette la complessità del contesto operativo.
Il piano in due fasi e il contesto bellico
La proposta, che cerca di coniugare l'urgenza di una de-escalation militare con la necessità di un processo negoziale strutturato, si scontra però con una realtà sul campo profondamente asimmetrica. L'esercito russo, infatti, continua a registrare avanzate, seppur lente e costose, acquisendo giorno dopo giorno porzioni di territorio ucraino; una dinamica che, di per sé, riduce l'incentivo a sedersi al tavolo delle trattative per chi ritiene di poter vincere sul campo. Dal canto suo, la controparte ucraina appare sempre più debilitata da una carenza cronica di armamenti e di rifornimenti, con un morale delle truppe che risente della percezione di una sconfitta ormai prossima, un fattore che incide profondamente sulla tenuta complessiva dello schieramento.
L'inchiesta sulle esecuzioni sommarie nell'esercito russo
A gettare un'ombra sinistra sulle modalità di condotta della guerra da parte di Mosca giunge una sconvolgente inchiesta dell'agenzia di stampa indipendente russa Verstka, ora operativa in esilio e fondata da alcuni tra i più stimati giornalisti investigativi del paese. Il rapporto, ripreso dal Guardian, si basa su un meticoloso lavoro di raccolta di testimonianze dirette di soldati, parenti delle vittime, video trapelati e documenti ufficiali, dai quali emerge la pratica sistematica dell'eliminazione dei militari che si rifiutano di combattere. Secondo quanto accertato, i comandanti russi starebbero infatti deliberatamente mandando a morte i propri uomini renitenti, con Verstka che ha identificato ben 101 casi di militari accusati di aver ucciso, torturato o punito con la morte i propri commilitoni.
Il doppio binario della diplomazia internazionale
In questo quadro già di per sé intricato, la diplomazia prova a muoversi su un doppio binario, mentre la tensione tra Washington e Mosca riaccende i suoi fuochi a seguito del test del missile da crociera a propulsione nucleare Burevestnik. A guidare lo sforzo per riportare la pace al centro dell'agenda internazionale è il premier britannico Keir Starmer, il quale ha promosso un proprio piano di pace in dodici punti per l'Ucraina. Questo disegno, ispirato nella metodologia a quello recentemente lanciato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump per un'altra crisi internazionale, poggia la sua base negoziale su due pilastri fondamentali: il "congelamento del fronte" e lo "stop ai combattimenti", elementi che, seppur simili nella sostanza a quelli proposti dalla Coalizione dei Volenterosi, testimoniano la ricerca di una formula condivisa per porre fine a un conflitto la cui fine appare ancora lontana.




