Le aziende di IA comprano e distruggono libri per addestrare i modelli

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Una pratica inquietante sta emergendo nel settore dell'intelligenza artificiale, sollevando interrogativi etici e legali. Per alimentare la sete insaziabile di dati dei propri modelli, alcune aziende, tra cui Anthropic, avrebbero trovato una soluzione tanto drastica quanto controversa: l'acquisto, la scansione e la successiva distruzione di milioni di libri cartacei. Un comportamento che, se confermato, potrebbe configurare una nuova frontiera nella gestione del copyright e dei diritti d'autore nell'era digitale.

L'azienda, fondata nel 2021 da ex membri di OpenAI come i fratelli Daniela e Dario Amodei, è costituita come Public Benefic Corporation, un'entità che, pur operando a scopo di lucro, è teoricamente vincolata a generare un impatto positivo sulla società.

L'insaziabile fame di dati dell'intelligenza artificiale

Il problema alla base di queste operazioni è ormai noto: i modelli di IA, per affinare le proprie capacità e apprendere nuovi schemi linguistici e concettuali, necessitano di quantità di dati sempre più vaste. Internet, la miniera d'oro che ha permesso lo sviluppo iniziale di queste tecnologie, sta mostrando i suoi limiti. La rete è ormai satura di contenuti generati dalla stessa IA, creando un pericoloso circolo vizioso in cui i modelli imparano da dati prodotti da altre intelligenze artificiali, con il rischio di un degrado qualitativo e di una perdita di originalità.

Di fronte a questa scarsità di dati "puliti" e affidabili, il settore ha iniziato a guardare a una risorsa analogica finora trascurata: i libri.

Acquisti massicci e distruzione: il caso australiano

Acquisti di questo tipo sono stati segnalati in tutto il mondo, con ordini improvvisi e massicci che prendono di mira fondi di magazzino, volumi fuori catalogo e persino testi rari. Un caso emblematico è stato riportato da un libraio australiano, il quale ha raccontato di aver ricevuto, da un singolo acquirente, una richiesta per un assortimento eterogeneo di libri: un manuale di meccanica del suolo degli anni Settanta, un libro sul ciclismo neozelandese del 2010, una raccolta di poesie australiane del 1982 e una storia di un sobborgo di Melbourne.

Un mix così variegato e apparentemente senza senso trova una spiegazione logica solo se si considera che l'obiettivo non è la lettura, ma la trasformazione del testo in dati per l'addestramento di un modello di IA. I libri vengono acquistati, scansionati per digitalizzarne il contenuto, e poi distrutti.

Un modello insostenibile e le sfide legali

La pratica solleva immediatamente questioni legali complesse, in particolare per quanto riguarda la violazione del copyright. Le aziende di IA hanno a lungo addestrato i propri modelli su testi web, spesso in una zona grigia del diritto d'autore, ma la distruzione fisica di un libro per estrarne i dati senza il consenso dell'autore o dell'editore rappresenta un atto di ben altra portata. La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra il legittimo progresso tecnologico e la tutela della proprietà intellettuale.

La strada del consumo fisico e della distruzione di volumi, spesso unici, si configura come una soluzione estrema e foriera di conseguenze, che potrebbe innescare un acceso dibattito sui limiti etici e legali dello sviluppo dell'intelligenza artificiale.

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