Byd punta sul Piemonte: 85 fornitori italiani per le auto elettriche in Europa
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Redazione Economia
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Una rivoluzione industriale, che spesso si annuncia non con i fuochi d'artificio ma attraverso un'agenda fitta di incontri e numeri che cambiano radicalmente scala, sta ridisegnando le filiere dell'automobile tra Torino e il resto d'Europa. Il colosso cinese Byd, primo produttore al mondo di veicoli elettrificati con un giro d'affari da 107 miliardi di dollari, ha infatti deciso di portare a bordo ben 85 fornitori italiani, molti dei quali piemontesi, per costruire le vetture che nasceranno nel suo primo stabilimento europeo, situato in Ungheria. Un'operazione che, se da un lato rappresenta una formidabile opportunità per le aziende dell'indotto, dall'altro cela il rischio concreto di una delocalizzazione di competenze e know-how dal territorio nazionale, un allarme che risuona con particolare forza in una regione storicamente legata all'automotive come il Piemonte.
L'annuncio in un palazzo torinese
L'annuncio, che svela una strategia di internazionalizzazione tanto ambiziosa quanto pragmatica, è stato fatto ieri a palazzo Falletti di Barolo, nel cuore di Torino, nel corso di un incontro-dialogo sul futuro di "Industria e Finanza". A rivelare i dettagli dell'operazione è stato Alfredo Altavilla, già top manager in realtà come Fiat e Alitalia e oggi special advisor di Byd per l'Europa, il quale ha sottolineato come il gruppo cinese abbia individuato nel tessuto produttivo locale un partner di prim'ordine. "Io vedo un settore della componentistica piemontese estremamente vivace", ha dichiarato Altavilla, "che sta cercando di guadagnarsi un proprio spazio nella competizione mondiale anche con i costruttori cinesi e, prima di tutto, con noi di Byd".
La strategia europea e globale del colosso cinese
Questa mossa si inserisce in un piano di espansione globale che Byd sta perseguendo con determinazione, anzi, accelerando i suoi tempi. Mentre consolida la sua presenza in Europa, dove la rete di concessionari è in continua crescita e l'impianto ungherese – la cui inaugurazione è prevista entro il 2026 – rappresenta la punta di diamante produttiva, il gigante di Shenzhen non dimentica altri mercati emergenti. L'attenzione si sta infatti spostando, con investimenti mirati, verso l'Africa e l'America Latina: in Sudafrica, per citare un caso emblematico, è già in atto un progetto per la costruzione di 300 stazioni di ricarica rapida che dovrebbero essere operative entro la fine del 2026.
Il tocco piemontese a bordo delle vetture
Le vetture elettrificate che usciranno dalla fabbrica ungherese viaggeranno dunque con un pezzo significativo di Italia, e in particolare di Piemonte, a bordo. Si tratta di una scelta che, al di là dei numeri, qualifica il livello tecnologico e la capacità innovativa della componentistica locale, la quale si è ritagliata uno spazio in una filiera globale estremamente competitiva. Questo trasferimento di forniture, sebbene non coinvolga direttamente la produzione di un veicolo finito sul suolo italiano, segna un passaggio cruciale per l'industria nazionale, dimostrando come le competenze maturate in decenni di storia automobilistica possano trovare nuovi e inediti sbocchi in un mercato ormai completamente ridefinito.




