Sparatoria ai Tamburi, fermato il fratello di uno dei feriti: faida tra clan all’origine della strage
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Redazione Interno
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Una nuova escalation di violenza ha insanguinato ieri sera il rione Tamburi, quartiere popolare di Taranto già segnato da anni di tensioni tra gruppi legati al narcotraffico. Intorno alle 22, in via Machiavelli, dinanzi al complesso delle "case parcheggio", una raffica di colpi d’arma da fuoco ha ucciso Carmelo Nigro, 45 anni, noto alla cronaca giudiziaria per un ergastolo scontato in parte ai domiciliari, legato all’omicidio di una bambina durante le faide di mafia degli anni ’90. Accanto a lui, suo figlio Michael, ventenne, e Pietro Caforio, 34 anni, sono stati raggiunti da proiettili e versano ora in condizioni critiche all’ospedale Santissima Annunziata. Meno grave, invece, le ferite riportate da Vincenzo Fago, 65 anni, colpito a una gamba.
Le indagini, coordinate dalla procura e dai carabinieri, hanno portato all’arresto di Michele Caforio, fratello di uno dei feriti, sospettato di essere l’esecutore materiale della sparatoria. Fonti investigative ipotizzano che l’agguato sia l’ultimo capitolo di una faida tra i Nigro e i Caforio, famiglie rivali da tempo impegnate a contendersi il controllo delle piazze di spaccio nel quartiere. «Non è un caso isolato, ma l’ennesimo episodio di una guerra sotterranea», commenta un investigatore, sottolineando come dinamiche del genere, se non affrontate con interventi mirati, rischiano di cronicizzarsi.
La reazione politica non si è fatta attendere. Giampaolo Vietri, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, ha denunciato con toni duri l’inerzia delle istituzioni: «La paura non può diventare normalità. Taranto merita risposte concrete, non dichiarazioni di circostanza». E mentre la città si interroga su quanto accaduto, rimane la conta dei danni: un morto, tre feriti, e una comunità – quella del Tamburi – che da anni vive sospesa tra degrado e illegalità, senza che nessuno, almeno finora, sia riuscito a spezzare questo circolo vizioso.




