Sparatoria ai Tamburi, poliziotti accerchiati e minacciati: "Emergenza sicurezza fuori controllo"
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Redazione Interno
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L’ennesimo episodio di violenza armata ha insanguinato il rione Tamburi di Taranto, riportando alla luce una crisi che, nonostante le ripetute denunce, sembra non trovare soluzione. Nella serata di mercoledì, in via Orsini – luogo già segnato in passato da fatti di sangue – una sparatoria ha ucciso Carmelo Nigro, 45 anni, e Pietro Caforio, 34, entrambi noti alle forze dell’ordine. Due altri uomini sono rimasti feriti, uno in condizioni gravi, mentre Michele Caforio, fratello di una delle vittime, è stato arrestato con l’accusa di omicidio.
La dinamica, ancora oggetto di indagine, sembra riconducibile a un regolamento di conti, ipotesi che non stupisce chi conosce il quartiere, dove tensioni e faide sono pane quotidiano. Ma a colpire, oltre alla ferocia dell’agguato, è la denuncia del Sindacato Autonomo di Polizia (SAP), che ha parlato di agenti accerchiati da una folla ostile durante i soccorsi. "Minacciati e impossibilitati a operare", si legge nella nota, che descrive un clima sempre più insostenibile per chi indossa la divisa.
Non è la prima volta che gli uomini delle volanti si trovano a fare i conti con l’ostilità dei residenti, ma stavolta la reazione è stata particolarmente violenta, al punto da rallentare persino l’arrivo dei mezzi di soccorso. "Mancano uomini, mezzi e strategie", ha dichiarato Rocco Caliandro, segretario provinciale del FSP Polizia di Stato, sottolineando come la situazione sia ormai "fuori controllo".
Intanto, in ospedale, dove sono stati ricoverati i feriti, non sono mancate le tensioni. Fonti interne parlano di un presunto tentativo di accerchiamento degli agenti da parte di parenti e conoscenti delle vittime, ulteriore segnale di una sfiducia crescente verso le istituzioni. Il quartiere, del resto, vive da anni in un limbo tra degrado e illegalità, con risposte che tardano ad arrivare.




