Concordato preventivo biennale, adesioni e prospettive
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Redazione Economia
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Il termine per aderire al concordato preventivo biennale, strumento introdotto dal governo per far emergere i redditi non dichiarati e garantire un'iniezione di 2 miliardi di euro alla legge di Bilancio, è scaduto il 31 ottobre a mezzanotte. Le organizzazioni dei commercialisti, che fino all'ultimo avevano sperato in una proroga, sono ora in sciopero fino al 7 novembre. L'adesione al concordato, che avrebbe dovuto attrarre una fetta significativa dei contribuenti autonomi, non ha però raggiunto le aspettative del governo.
Secondo le indiscrezioni di stampa, le adesioni si aggirano tra le 150 e le 200 mila, con alcune fonti che azzardano fino a 500 mila. Tuttavia, il viceministro dell'Economia, Maurizio Leo, ha dichiarato che i dati ufficiali verranno resi noti tra una decina di giorni. La fase due del concordato preventivo biennale inizia oggi: entro il 2 dicembre, coloro che hanno sottoscritto il patto col fisco dovranno versare l'acconto con il metodo storico in versione "maggiorato" o, in alternativa, con quello previsionale, che dovrà già tenere in considerazione il nuovo reddito "patteggiato" con l'Agenzia delle Entrate per il 2024.
L'operazione è indispensabile per mantenere in piedi l'istituto del concordato preventivo biennale, che mira a regolarizzare i redditi non dichiarati e a garantire risorse fresche alla manovra. Tuttavia, il malcontento tra i commercialisti, culminato nella richiesta di una proroga, evidenzia le difficoltà incontrate nell'implementazione di questo strumento. La mancanza di proroga ha infatti lasciato molti professionisti insoddisfatti, portando a uno sciopero che durerà fino al 7 novembre.
Il concordato preventivo biennale, pur essendo un'iniziativa ambiziosa, non ha ottenuto il successo sperato in termini di adesioni.




