Poste accelera su Tim, riunione al cda e opas blindata entro l'estate

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il tabellone delle grandi manovre industriali italiane torna ad accendersi con una partita, quella che vede contrapposte o meglio integrate Poste Italiane e Tim, ormai entrata nel vivo della sua fase esecutiva.

I vertici del gigante della logistica e dei servizi finanziari, rappresentati dall’amministratore delegato Matteo Del Fante, affiancato dal direttore generale Giuseppe Lasco e dal首席财务官 Camillo Greco, hanno fatto il loro ingresso nella sede dell’ex monopolista telefonico per un faccia a faccia che con il consiglio di amministrazione di Tim, guidato da Pietro Labriola, è durato oltre due ore.

Un incontro che, va detto subito, è stato caratterizzato da un’impostazione esclusivamente informativa, quasi un passaggio formale doveroso volto a mettere nero su bianco – o meglio a esporre a voce – i dettagli di un’operazione già annunciata al mercato lo scorso 22 marzo, ma che ora necessita di tempi e modi certi per la sua concretizzazione.

Un'offerta da 10,7 miliardi in attesa dei via libera

L’offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) totalitaria e volontaria, che Poste ha messo sul piatto per aggiudicarsi il controllo del gruppo telefonico, pesa circa 10,7 miliardi di euro. Una cifra importante che, come è stato ribadito nel corso della riunione, non subirà ritocchi al rialzo nonostante le fluttuazioni del titolo Tim; lo ha escluso categoricamente Giuseppe Lasco a margine dell’assemblea di Confindustria, chiarendo che non è prevista alcuna revisione del prezzo.

La struttura del corrispettivo rimane quindi quella già diffusa: per ogni azione Tim conferita, gli azionisti riceveranno una componente in denaro di 0,167 euro e una componente azionaria pari a 0,0218 azioni ordinarie di nuova emissione di Poste Italiane. Un meccanismo complesso, questo del cosiddetto "mix and match", che mira a trasformare l’azionariato di Tim in parte integrante del futuro assetto del gruppo guidato da Del Fante.

L’operazione, che sulla carta rappresenta il più imponente riassetto infrastrutturale sotto l’egida pubblica degli ultimi decenni, è al momento sottoposta allo scrutinio delle authority: Bankitalia e Consob hanno tempo fino a fine luglio per esaminare e approvare il prospetto informativo, un passaggio cruciale senza il quale l’offerta non può dirsi formalmente partita.

Il disegno industriale di Del Fante per la piattaforma integrata

Al di là della tecnica finanziaria, ciò che i vertici di Poste hanno illustrato al board di Tim è un progetto di trasformazione industriale dalla portata notevole, che punta a creare quella che viene definita una "piattaforma integrata nazionale". L’idea, insomma, non è quella di una semplice acquisizione per somma algebrica di ricavi, ma la costruzione di un colosso dei servizi dove la logistica, la finanza, i pagamenti, le assicurazioni e le telecomunicazioni convergono in un unico ecosistema digitale.

Poste metterebbe sul piatto la sua capillarità fisica – quasi 13mila uffici postali e una rete di partner commerciali senza eguali – mentre Tim porterebbe in dote gli asset strategici per la connettività, i data center, il cloud e le infrastrutture di rete. L’obiettivo dichiarato è fare leva sui 19 milioni di utenti digitali di Poste per fare da traino ai servizi telefonici di Tim, trasformando di fatto l’ex monopolista nella "fabbrica del prodotto" tecnologico mentre la prima diventa il gigante della distribuzione e della relazione con il cliente.

Non è secondario, in questo quadro, il ruolo di PosteMobile: l’operatore virtuale potrebbe trovare una nuova linfa sfruttando direttamente la rete fisica di Tim, integrando i servizi di telefonia mobile nel portafoglio assicurativo e finanziario del gruppo.

Le sinergie attese e il calendario verso il delisting

I numeri che accompagnano questa visione sono ambiziosi e delineano un'entità combinata in grado di generare ricavi aggregati pro forma per circa 26,9 miliardi di euro, forte di un organico complessivo che supererebbe le 150mila unità.

Il piano industriale presentato da Del Fante e dal suo team prevede il raggiungimento di sinergie annue lorde a regime pari a 700 milioni di euro; di questi, circa 500 milioni deriverebbero da efficienze di costo e ottimizzazioni finanziarie, mentre gli altri 200 milioni sarebbero frutto di sinergie commerciali e di ricavo, legate allo sviluppo di offerte integrate nei segmenti retail, per le imprese e per la pubblica amministrazione.

Sul fronte delle tempistiche, il messaggio è stato chiaro e senza ambiguità: l’obiettivo è chiudere la partita entro il terzo trimestre del 2026, accelerando rispetto alle previsioni iniziali che parlavano di fine anno. Nei prossimi giorni il consiglio di amministrazione di Tim si riunirà nuovamente per discutere anche di un piano accelerato di stock option per il proprio amministratore delegato, un segnale evidente che l’azienda si sta preparando a vivere la sua ultima fase da società quotata prima del previsto delisting.

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