Trump pungola l’Iran: «Dirà addio al 100% all’uranio arricchito» mentre i pasdaran blindano Hormuz
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Redazione Esteri
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La tensione tra Washington e Teheran, lungi dall’affievolirsi sotto la tregua fragile che regge ormai da settimane, si riaccende sulle fornaci nucleari e nelle acque strategiche del Golfo Persico. Donald Trump, che siede alla Casa Bianca ormai da più di un anno dopo la sua rielezione, ha rilanciato un messaggio che non lascia spazio a interpretazioni ambigue riguardo al futuro del programma atomico iraniano: il pieno controllo sull’uranio arricchito, ha sostenuto il presidente, è ormai una partita chiusa. Parlando ai media domenica scorsa, il capo dello Stato ha assicurato che gli Stati Uniti hanno messo sotto sorveglianza i siti dove il materiale è custodito, pronti a intervenire – come riportato dal Jerusalem Post – nel caso in cui movimenti sospetti venissero rilevati. “Se qualcuno si avvicina al luogo – ha dichiarato Trump – noi lo sapremo e lo faremo saltare in aria”, aggiungendo che l’uranio “verrà portato via” a tempo debito.
Pasdaran e diplomazia parallela: il controllo sullo Stretto
Mentre la rhetorica presidenziale si fa incandescente, sul terreno la partita si gioca a colpi di accordi bilaterali e tattiche navali che ridisegnano il controllo dello Stretto di Hormuz. I pasdaran, che come noto dispongono di unità veloci capaci di competere – secondo un'analisi recentemente ripresa dalla stampa – con le prestazioni di una Ferrari in termini di accelerazione, hanno infatti di fatto trasformato il passaggio obbligato per il petrolio globale in un corridoio controllato. Non si tratta più di un blocco indiscriminato, ma di una gestione selettiva: Teheran ha siglato intese separate con Pakistan e Iraq per garantire il transito di greggio e gas liquefatto, assicurandosi così che i flussi energetici, seppur ridotti rispetto ai livelli pre-bellici, continuino a scorrere sotto la sua egida.
Le implicazioni di questa mossa sono profonde e mostrano la resilienza strategica della Repubblica Islamica. A conferma di questo nuovo ordine marittimo, nei giorni scorsi una nave metaniera qatariota, la "Al Kharaitiyat", è riuscita ad attraversare la stretta acque dello Stretto per dirigersi verso il Pakistan, utilizzando una rotta recentemente attivata proprio dall’Iran. Sullo sfondo di questa operazione, si muove l'intensa attività diplomatica di Islamabad, che cerca di fare da mediatore tra le parti in conflitto: un ruolo delicato, visto che i responsabili dell'intelligence americana hanno ribadito come Teheran conservi ancora, a dispetto dei raid subiti, circa il settanta per cento delle sue capacità missilistiche e l’operatività della maggior parte dei suoi siti sotterranei.
La risposta italiana e lo scudo israeliano nel Golfo
Di fronte a questa impasse, la comunità internazionale sta cercando di organizzare una risposta logistica che non presupponga però un’escalation immediata. Le parole del ministro della Difesa, Guido Crosetto, ascoltato in audizione parlamentare, chiariscono bene la natura cautelativa dell’approccio europeo: l’Italia ha deciso di avvicinare due cacciamine allo scenario mediorientale. I mezzi, ha spiegato il titolare del dicastero, si stanno muovendo dal Mediterraneo orientale verso il Mar Rosso in attesa che “si faccia la pace”. Solo a conflitto terminato, e con le acque libere da ordigni, la coalizione internazionale potrà bonificare lo Stretto per ripristinare la libertà di navigazione al cento per cento.
Intanto, la geografia della difesa nella regione si arricchisce di un elemento tattico di prim’ordine. Gli Emirati Arabi Uniti hanno ricevuto da Israele batterie del sistema Iron Dome, complete di personale specializzato per il loro funzionamento. Lo ha rivelato l’ambasciatore americano a Tel Aviv, Mike Huckabee, sottolineando come questa operazione, resa possibile dagli Accordi di Abramo, rappresenti un tassello fondamentale per la sicurezza dei partner del Golfo contro eventuali attacchi missilistici o droni. Una difesa aerea potenziata che fa da contraltare alle incursioni delle motovedette dei pasdaran.
Sviluppi giudiziari e scontro sull'informazione
Sul fronte del diritto bellico e delle inchieste, resta alta l’attenzione per le sorti del materiale nucleare iraniano. Se Trump rilancia l’opzione di rimuoverlo fisicamente dal territorio, un parlamentare di Teheran, Ebrahim Rezaei, ha evocato scenari speculari e pericolosissimi: qualora gli Stati Uniti e Israele sferrassero un nuovo attacco, il parlamento iraniano potrebbe discutere l’aumento dell’arricchimento fino al novanta per cento, la cosiddetta “purezza da bomba”. Una dichiarazione che rilancia la tensione proprio mentre il presidente americano accusa i media di alimentare “tradimento virtuale” raccontando una presunta resilienza iraniana. Un giudizio, quello di Trump, che arriva mentre la Casa Bianca valuta i prossimi passi operativi, senza che al momento emergano certezze su un’imminente ripresa delle ostilità su larga scala.




