La Ue tende la mano a Teheran mentre i Ventisette blindano Aspides: nessuna missione a Hormuz

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La partita per il controllo delle rotte commerciali, in uno scenario mediorientale che vede lo Stretto di Hormuz trasformato in un imbuto strategico dalla guerra in corso, si gioca su un doppio binario. Da un lato, l’Unione europea stringe i contatti diplomatici con l’Iran, cercando una soluzione negoziale che possa scongiurare l’escalation e preservare il principio della libertà di navigazione; dall’altro, sul piano militare e della difesa, i Ventisette tracciano una linea di demarcazione netta rispetto alle richieste arrivate da Washington. Il portavoce per gli affari esteri dell’Ue, Anouar El Anouni, ha confermato l’impegno in corso con Teheran, sottolineando come non vi sia alcun interesse, da parte europea, a lasciarsi trascinare in un conflitto senza fine. È in ballo la sicurezza energetica del continente – si stima che attraverso quel passaggio transiti una fetta significativa del petrolio mondiale – ma la risposta alla crisi, per Bruxelles, non può essere meramente militare.

Il no dell’Europa alla chiamata alle armi di Trump

La pressione esercitata dall’amministrazione Trump, che aveva sollecitato gli alleati Nato a contribuire con mezzi navali per ristabilire l’ordine nel Golfo Persico, si è scontrata con un muro di gomma alzatosi nel corso dell’ultimo Consiglio Affari Esteri. L’Alta rappresentante Kaja Kallas è stata chiara nel definire lo Stretto di Hormuz al di fuori del perimetro d’azione dell’Alleanza Atlantica, una posizione che ha trovato convergenza in modo trasversale tra i maggiori Stati membri. La Germania, per bocca del ministro Johann Wadephul, ha espresso più di una perplessità, definendo l’ipotesi di un allargamento del raggio d’azione poco efficace e potenzialmente pericolosa, mentre l’Italia, attraverso il ministro Antonio Tajani, ha ribadito la necessità di mantenere la missione navale Aspides ancorata al suo mandato difensivo originario. Una missione, quest’ultima, che l’Italia stessa guida dal punto di vista tattico con il contrammiraglio Milos Argenton, e che deve restare concentrata sulla protezione del traffico mercantile nel Mar Rosso e nel Canale di Suez dalle minacce degli Houthi, senza sconfinare in un nuovo teatro operativo.

Il nodo giuridico e politico di Aspides e l’opzione greca

Sul tavolo dei ministri, infatti, non c’era solo la volontà politica di evitare un coinvolgimento diretto, ma anche un nodo giuridico non trascurabile. Come spiegato dallo stesso Tajani e dal ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius, modificare il mandato di Aspides per renderlo esecutivo anche nello Stretto di Hormuz – dove non si tratta più di difendersi da attacchi asimmetrici ma di intervenire in un contesto di conflitto tra stati – richiederebbe uno stravolgimento della missione e un voto unanime in sede di Consiglio, passaggio al momento improponibile. La posizione della Grecia, che detiene il comando strategico dell’operazione con quartier generale a Larissa, è stata altrettanto categorica: un portavoce del governo ellenico ha escluso qualsiasi intervento a Hormuz, ribadendo che la missione Aspides è geograficamente delimitata al Mar Rosso e al Golfo di Aden e che l’unica strada percorribile rimane il ritorno alla diplomazia.

L’alternativa della coalizione dei volenterosi e la difesa del Mar Rosso

Nonostante il fronte del no appaia compatto, Kallas non ha chiuso del tutto la porta a future evoluzioni, menzionando la possibilità di ragionare su una “coalizione dei volenterosi” o su iniziative ad hoc sul modello del corridoio del grano nel Mar Nero, ma solo in una fase post- conflitto. Per il momento, l’unico punto fermo è il rafforzamento della presenza nel Mar Rosso: l’Italia, assieme ad altri Paesi, si è detta disponibile a potenziare le risorse di Aspides in quel quadrante, per blindare il traffico diretto a Suez e proteggere le proprie linee commerciali. Un modo per rispondere alle pressioni alleate senza varcare la soglia di guerra, lasciando alla diplomazia – e ai contatti diretti con l’Iran – il compito di riaprire quel passaggio cruciale per l’economia globale che è Hormuz.

Description: L’Ue tratta con l’Iran per Hormuz ma dice no a Trump: nessun intervento militare né estensione della missione Aspides nel Golfo.

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