Exit tax al 26% in manovra: i ricchi stranieri in Italia temono
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Redazione Interno
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La nuova exit tax inserita nella legge di Bilancio per il prossimo anno ha messo in allarme i grandi patrimoni stranieri che nell'ultimo decennio hanno scelto l'Italia, e Milano in particolare, come residenza. A raccontarlo è il Financial Times, che ha raccolto le preoccupazioni di avvocati fiscalisti e consulenti dei super ricchi sugli effetti di una misura comparsa nel testo bollinato di sabato sera e che prevede un'aliquota del 26% sulle plusvalenze finanziarie di chi lascia il Paese.
Come funziona l'imposta sulle plusvalenze maturate
La norma, contenuta nell'articolo 17 della manovra e intitolata «imposizione in uscita dei soggetti che non esercitano imprese commerciali», colpisce le plusvalenze maturate durante la permanenza in Italia anche se i titoli non sono stati venduti. Si applica a chi trasferisce la residenza fiscale all'estero dopo averla avuta nella Penisola per almeno sei dei dieci anni precedenti e, secondo il quotidiano britannico, riguarda chi possiede attività patrimoniali per almeno 800mila euro. Il testo è ancora un disegno di legge e i dettagli possono cambiare durante l'esame parlamentare.
Finora una tassa di uscita esisteva soltanto per le imprese: l'articolo 166 del Testo unico delle imposte sui redditi la riserva ai soggetti che esercitano attività d'impresa, mentre per le persone fisiche non c'era nulla di analogo. La giurisprudenza europea, peraltro, ammette di norma il prelievo sulle plusvalenze latenti solo se il contribuente può differire il pagamento, un aspetto che pesa sulle valutazioni dei consulenti. Il gettito stimato per lo Stato è di appena 6,7 milioni di euro.
Le letture di Financial Times e Bloomberg
Per il Financial Times la misura rischia di compromettere l'attrattività dell'Italia agli occhi dei patrimoni internazionali, proprio mentre il Paese cercava di presentarsi come approdo fiscale per chi sposta la propria base dall'estero. Gli esperti interpellati descrivono clienti preoccupati all'idea che i guadagni mai incassati possano essere tassati al momento di un eventuale trasloco.
Bloomberg offre un'interpretazione diversa e definisce l'exit tax «una mossa fiscale simbolica per corteggiare gli elettori italiani». L'agenzia la colloca in un momento in cui l'inflazione torna a mordere e il costo della vita alimenta il malcontento, leggendola come un segnale politico del governo di Giorgia Meloni più che come una fonte di entrate. È l'unica misura del disegno di legge di Bilancio ad aver attirato l'attenzione della stampa straniera.
Il regime per i neo-residenti introdotto nel 2017
A rendere Milano e l'Italia appetibili per i grandi patrimoni è stato soprattutto il regime opzionale per i nuovi residenti, varato nel 2017 dal governo Renzi con un'imposta sostitutiva di 100mila euro l'anno sui redditi di fonte estera, per un periodo massimo di quindici anni. Con il decreto legge 113/2024, il cosiddetto decreto Omnibus, l'importo è stato raddoppiato a 200mila euro per chi si trasferisce dopo il 10 agosto 2024, mentre per ciascun familiare è rimasto fissato a 25mila euro.
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