Zelensky a Rainews24: «Per i negoziati slitta la data, forse si cambia sede. Il Donbass come il 24 febbraio»
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Redazione Esteri
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Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, nel corso di un’intervista esclusiva rilasciata a Rainews24, ha fatto il punto sullo stato avanzamento delle trattative per porre fine al conflitto, rivelando come l’aggravarsi della situazione in Medio Oriente, e più specificatamente il confronto bellico con l’Iran, stia imponendo una rimodulazione dell’agenda diplomatica. Le discussioni, si apprende, proseguono senza sosta – “nella notte abbiamo parlato con gli Stati Uniti”, ha tenuto a sottolineare il leader di Kiev – ma i piani per un vertice, i cui contorni sembravano definiti, potrebbero subire delle modifiche sostanziali: “forse verrà cambiato il luogo del vertice, verrà posticipata la data di qualche giorno a causa della guerra in Medio Oriente”, ha dichiarato, lasciando intendere come la crisi in Iran stia assorbendo energie e attenzione da parte degli alleati occidentali.
Il nodo Donbass e il monito sul 2022
Nel merito delle questioni sul tavolo, Zelensky ha messo in guardia da quelle che definisce “convinzioni” pericolose diffuse nell’opinione pubblica internazionale. C’è chi ritiene, ha spiegato, che le asserzioni provenienti da Mosca – secondo le quali un’eventuale cessione del Donbass porterebbe alla fine delle ostilità – possano corrispondere a verità. Una narrazione, questa, smentita dai fatti sul campo: “intanto gli attacchi russi aumentano”, ha aggiunto, quasi a voler sottolineare la contraddizione intrinseca. Il presidente ucraino ha quindi evocato uno scenario drammatico per la memoria collettiva del suo paese, paragonando il rischio di un arretramento su quel fronte a ciò che accadde il 24 febbraio 2022, data dell’invasione su larga scala. “L'uscita dal Donbass per l'Ucraina è uno dei rischi più grandi, potrebbe trasformarsi in un 24 febbraio 2022”, ha avvertito, tracciando un parallelo tra una potenziale ritirata strategica e la vulnerabilità estrema che quella data simbolica rappresenta.
Le ripercussioni della guerra in Iran sulla difesa ucraina
L’intervista tocca anche un tasto dolente, quello degli approvvigionamenti militari, che risentono inevitabilmente delle nuove dinamiche globali. “Nel caso di una guerra lunga, l'America potrebbe ridurre le consegne di missili antiaerei e dei sistemi di difesa aerea all'Ucraina, ed ovviamente questo ci preoccupa”, ha confessato Zelensky, le cui parole giungono mentre infuria il conflitto tra Iran e Israele con il coinvolgimento statunitense. Una preoccupazione, quella espressa dal presidente, che si traduce in una duplice tensione: da un lato la necessità di continuare a contrastare l’offensiva russa, dall’altro l’ansia che i nuovi focolai possano dirottare altrove risorse strategiche come i missili Patriot o i sistemi antiaerei. Su questo fronte, Kiev prova a giocare d’anticipo offrendo la propria esperienza maturata sul campo: l’ipotesi, riportata nelle ultime ore, è quella di un “know how e droni intercettori in cambio di missili Patriot”, un baratto tecnologico-militare che mira a “riequilibrare” uno sforzo bellico che rischia di doversi dividere su due scacchieri distinti.
L’incontro a Mosca e la liberazione di prigionieri
Sul versante opposto, intanto, si registrano movimenti diplomatici che coinvolgono direttamente il Cremlino. Durante un incontro nella capitale russa con il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó, il presidente Vladimir Putin ha annunciato una decisione dal sapore umanitario, seppur inserita nel più ampio contesto delle relazioni bilaterali con Budapest. La Russia, ha fatto sapere Putin, procederà al rilascio di due prigionieri di guerra di etnia ungherese che avevano combattuto nelle file delle forze armate ucraine. Una mossa interpretabile come un gesto di distensione verso l’Ungheria di Viktor Orbán, paese che mantiene da tempo rapporti ambivalenti con l’alleanza atlantica e che continua a dialogare con Mosca su dossier energetici delicati, a dimostrazione di come le dinamiche del conflitto si intreccino inestricabilmente con le politiche nazionali dei singoli stati membri dell’Unione Europea.




