Putin detta condizioni durissime per la pace in Ucraina: annessioni, fine sanzioni e neutralità di Kiev

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre il presidente americano Donald Trump continua a ribadire che il conflitto in Ucraina è «la guerra di Biden», definizione che ha riproposto anche ieri dopo il vertice in Alaska conclusosi senza alcun accordo, le condizioni poste da Vladimir Putin per una possibile tregua si rivelano sempre più stringenti. Oltre alle annessioni territoriali, che includono non solo i territori già occupati ma anche nuove aree nell’est e nel sud del Paese, Mosca chiede la rimozione delle sanzioni economiche e una garanzia di neutralità per Kiev, che escluda qualsiasi futura adesione alla Nato.

Il vertice di Washington, previsto per oggi, vedrà al fianco del presidente ucraino Volodymyr Zelensky una delegazione europea di primo piano: oltre a Giorgia Meloni, saranno presenti Emmanuel Macron, Friedrich Merz, Alexander Stubb, Ursula von der Leyen e Mark Rutte. Un segnale chiaro della centralità che l’Ue attribuisce alla crisi, ma anche dell’assenza di margini negoziali immediati, dato che Putin non sembra disposto a concedere alcuno spazio di mediazione.

Le richieste russe, come emerso da fonti vicine al Cremlino, includono il riconoscimento formale dell’annessione di quattro regioni ucraine, tra cui l’intero Donbas, teatro di scontri fin dal 2014. Un’area che, prima dell’invasione su larga scala del 2022, contava circa 6,5 milioni di abitanti e che Mosca considera ormai parte integrante del proprio territorio. Secondo analisti dell’Isw e del Regno Unito, riconquistare militarmente queste zone richiederebbe anni all’Ucraina, un dato che rende la posizione di Putin ancora più difficile da scalfire.

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