Caldo record, moria di molluschi nel delta del Po: perse mille quintali di cozze e vongole
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Redazione Interno
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L'acqua della Sacca di Scardovari, nel cuore del delta del Po, ha toccato i 32 gradi. E il termometro che sale, in questo specchio d'acqua che sembra una pentola a bollore, sta facendo strage di molluschi. La perdita, secondo le prime stime di Confcooperative agroalimentare e pesca, è pesantissima: mille quintali di cozze Dop e ben il 90% delle vongole sono andati distrutti.
Un bilancio che getta nello sconcerto gli operatori del settore, mentre cresce la preoccupazione per gli allevamenti di ostriche, che pure mostrano una maggiore resistenza al caldo ma che, in queste condizioni, restano comunque esposte a rischi non trascurabili.
Il mare della Sacca, a Goro, appare come uno specchio immobile che riflette il sole fino ad accecare. I pescatori, con gli occhi ridotti a fessure per il riverbero, tirano a bordo le draghe e quello che viene su è una massa verde, un tappeto di alghe che si accumula come una montagna.
È proprio quella vegetazione, che prolifera in modo abnorme con il caldo, a sottrarre ossigeno all'acqua, soffocando le vongole sepolte sotto il fondale. Un fenomeno che trasforma il lavoro quotidiano in un'inutile fatica e che svuota i gusci, letteralmente, della loro vita.
Allarme per le alte temperature e la perdita di ossigeno
Massimo Genari, direttore generale del Copego, il consorzio che riunisce oltre seicento pescatori dell'area, descrive la situazione con parole che non lasciano spazio a fraintendimenti. "La situazione è critica, molto" ha dichiarato, confermando il dramma che si sta consumando in queste ore. Il problema non è solo la temperatura dell'acqua, che di per sé rappresenta uno stress termico insostenibile per molte specie, ma l'effetto combinato con la fioritura algale.
Le alghe, infatti, consumano l'ossigeno disciolto durante le ore notturne, creando zone anossiche dove i molluschi, incapaci di spostarsi, muoiono soffocati.
Questa moria di molluschi si inserisce in un quadro più ampio di emergenza che sta interessando l'intero Paese e che ha visto, nelle ultime settimane, anche episodi di moria di pesci lungo le coste italiane. Gli esperti hanno iniziato a definire questa stagione come una sorta di nuova normalità, un termine che fa da contraltare alla gravità degli eventi estremi che si susseguono.
L'estate del 2026, con il suo carico di record termici, sta mettendo a dura prova non solo gli ecosistemi marini, ma anche la terraferma, come dimostrano gli incendi divampati tra Piemonte e Sardegna in questi stessi giorni.
Le conseguenze economiche per la filiera ittica
Il danno per la filiera ittica del delta del Po è destinato a farsi sentire in modo duraturo. Le cozze Dop di Scardovari rappresentano un'eccellenza del made in Italy, un prodotto che porta con sé la reputazione di un territorio intero. Perdere mille quintali di prodotto, in un colpo solo, significa vedere vanificato il lavoro di mesi e mettere in ginocchio le aziende che vivono di quella raccolta.
La scomparsa del 90% delle vongole, poi, aggrava ulteriormente il quadro, lasciando presagire una stagione autunnale e invernale segnata dalla scarsità di prodotto e dall'inevitabile aumento dei prezzi per i consumatori.
La preoccupazione per le ostriche, seppur meno immediata, non è da sottovalutare. Sebbene questi molluschi sopportino meglio le variazioni di temperatura, l'acqua a 32 gradi rappresenta un valore limite che ne indebolisce il sistema immunitario, rendendole più suscettibili a malattie e parassiti. I pescatori osservano il cielo e l'acqua, sperando in un cambiamento delle condizioni meteorologiche che possa arrestare questa strage silenziosa. L'assenza di vento e di correnti, che favoriscono il rimescolamento delle acque e l'ossigenazione, sta contribuendo a mantenere questa situazione di stallo.
L'emergenza incendi e il meteo bollente
Mentre nel delta del Po si combatte contro il caldo che uccide i molluschi, il resto d'Italia è alle prese con gli stessi nemici. Le temperature record di questi giorni hanno alimentato roghi di vaste proporzioni, in particolare in Piemonte e in Sardegna, dove i vigili del fuoco sono stati impegnati in interventi senza sosta per domare le fiamme. Le città, dal nord al sud, sono state avvolte da un'afa opprimente che ha spinto i termometri ben oltre le medie stagionali, trasformando le notti in bollenti e i giorni in fornaci.
Un quadro che, secondo le proiezioni, è destinato a protrarsi almeno fino al 22 luglio.
L'estate 2026, con il suo mix di caldo estremo e fenomeni violenti, si sta configurando come un banco di prova per la capacità di reazione del sistema Paese. Le istituzioni, a vari livelli, sono chiamate a fare i conti con l'emergenza, mentre i settori produttivi, dall'agricoltura alla pesca, conteggiano danni che rischiano di compromettere l'intero anno.
Il caso delle cozze e delle vongole del Po non è che un tassello, doloroso e simbolico, di una sfida che si prospetta sempre più complessa e che richiederà interventi strutturali per mitigare l'impatto di questi eventi sulla produzione alimentare e sulla biodiversità.




