Autovelox, nuovo decreto in vigore: a Roma ne restano attivi solo una ventina

Autovelox, nuovo decreto in vigore: a Roma ne restano attivi solo una ventina
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Dal 12 luglio scorso è ufficialmente entrata in vigore la nuova disciplina per l'omologazione degli autovelox, un provvedimento atteso da ben 34 anni che mira a fare definitivamente chiarezza su requisiti e procedure di taratura, e l'impatto sul territorio nazionale è immediato. Dei circa 4.000 dispositivi attivi in Italia, solo 3.

150 risultano conformi ai nuovi parametri stabiliti dal decreto del Ministero dei Trasporti; gli altri 850, ovvero uno su quattro, dovranno essere spenti in attesa di una nuova omologazione, che i produttori potranno richiedere presentando la documentazione integrativa prevista dall'allegato tecnico A del provvedimento.

La situazione appare particolarmente critica nella Capitale, dove secondo una prima ricognizione sarebbero appena una ventina gli apparecchi in grado di operare legittimamente sui circa 130 presenti, se si sommano quelli gestiti da Comune, ex Provincia, Polizia Stradale e Anas: una vera e propria debacle che ha di fatto spento la stragrande maggioranza degli occhi elettronici sulle strade romane.

La situazione nella Capitale: solo 13 velox su 27 restano accesi

Il nuovo quadro normativo ha avuto effetti drastici soprattutto per i dispositivi più vetusti, e Roma ne è un esempio lampante. Dei 27 autovelox in dotazione alla Polizia Locale capitolina, ben 14 sono finiti nel mirino perché entrati in funzione nel lontano 2003 e con un'estensione di approvazione ferma al giugno 2011: per questi, almeno per ora, è scattato lo spegnimento forzato. Restano invece attivi gli altri 13 dispositivi dei vigili, la cui approvazione è successiva al 2017, insieme ai 20 in possesso della polizia metropolitana, che risultano già a norma.

Tra le apparecchiature che continueranno a funzionare regolarmente figurano i sei tutor installati su arterie cruciali come la Galleria Giovanni XXIII, la via del Mare, la Cristoforo Colombo e la Tangenziale Est, oltre ad altri dispositivi di ultima generazione come i "Celeritas Evo" e i telelaser.

Il nuovo decreto, che ha introdotto parametri tecnici stringenti come l'accuratezza della misurazione (con uno scostamento massimo di 3 km/h fino a 100 km/h) e soglie minime di affidabilità, ha quindi spazzato via in un colpo solo gran parte del parco strumenti della capitale.

Un provvedimento atteso per fare chiarezza dopo anni di incertezze

Il decreto firmato dal ministro Matteo Salvini, pubblicato in Gazzetta Ufficiale proprio in questi giorni, ha voluto porre fine al cosiddetto "far west" degli autovelox che per anni ha caratterizzato il panorama italiano, alimentando un contenzioso senza fine tra automobilisti e amministrazioni.

La nuova normativa distingue finalmente tra semplice approvazione tecnica e vera e propria omologazione, una differenza sostanziale che era stata al centro di numerose sentenze della Corte di Cassazione (tra cui le ordinanze 10505/2024, 20913/2024 e 12924/2025), le quali avevano di fatto dichiarato illegittime le multe elevate da apparecchi non omologati.

Per questo, i verbali già notificati o che lo saranno nei prossimi 90 giorni per violazioni commesse prima del 12 luglio potranno essere impugnati proprio sulla base del fatto che l'accertamento è stato effettuato con un dispositivo non conforme. Secondo le stime dell'associazione Assoutenti, ben il 71% degli autovelox installati in Italia risulterebbe fuorilegge, un dato che evidenzia la portata del problema che il governo ha cercato di affrontare con questo intervento normativo.

Le reazioni: "Salvano vite, non sono solo per fare cassa"

Non sono mancate le prese di posizione sul decreto, in particolare da parte di chi la strada l'ha pagata con il prezzo più alto. Giuseppa Cassaniti Mastrojeni, presidente dell'Associazione italiana familiari e vittime della strada (Aifvs) e madre di Valeria, investita a Messina nel 1997 a soli 17 anni, ha voluto ribadire con forza il senso profondo di questi strumenti di controllo: "Gli autovelox non servono per fare cassa, ma per garantire il controllo della velocità".

Le sue parole richiamano l'attenzione sul valore della sicurezza stradale, un aspetto che rischia di passare in secondo piano nel dibattito sulle multe, ma che rappresenta la vera ragion d'essere dei dispositivi. Del resto, anche il ministro Salvini ha più volte ribadito che l'obiettivo resta la sicurezza senza però trasformare i controlli in una "tassa occulta" a spese dei cittadini.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.