Il baratro dorato di Simone Inzaghi: l’Al-Hilal sprofonda al terzo posto e la panchina trema
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Redazione Sport
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Nell’arco di poche settimane, il sogno saudita di Simone Inzaghi, tecnico piacentino dal curriculum europeo più che consolidato, si è trasformato in un incubo a cielo aperto, o forse sarebbe più corretto dire, a cielo coperto dai grattacieli di Riad. L’allenatore, che aveva lasciato l’Inter dopo averla condotta in finale di Champions League, era approdato sulla panchina dell’Al-Hilal la scorsa estate, accolto come un salvatore della patria e, particolare non trascurabile, messo sotto contratto con un ingaggio da 25-26 milioni di euro a stagione, cifra che lo rende il secondo tecnico più pagato al mondo, alle spalle del solo Diego Simeone -1. Eppure, proprio quel contratto faraonico, simbolo della fiducia riposta in lui, rischia di diventare la sua ancora, ma anche il macigno che ne complica un eventuale allontanamento. La proprietà, attraverso i fondi sovrani, si trova ora a dover fare i conti con un bilancio che qualcuno definisce “esausto”, dovendo soppesare i costi di una risoluzione contrattuale che sarebbe inevitabilmente salatissima -1-6.
La débâcle sportiva, per usare un termine giornalistico appropriato, ha radici precise e numeriche. Fino a poche giornate fa, l’Al-Hilal volava in testa alla Saudi Pro League con un vantaggio rassicurante di sette lunghezze sull’Al-Nassr di Cristiano Ronaldo. Oggi, complice un impressionante e inaspettato crollo, quella realtà si è capovolta: i azzurri di Riad hanno racimolato una serie di pareggi, ben cinque nelle ultime sette uscite, che li hanno fatti scivolare prima dal primo posto, e poi addirittura al terzo, scavalcati non solo dai diretti rivali di Riyadh, ma anche da un ritrovato Al-Ahli -2. Il distacco dalla vetta, ora, è di tre punti, ma la sensazione è quella di una squadra smarrita, che ha smarrito la bussola e l’identità tattica che erano state il marchio di fabbrica di Inzaghi sin dai tempi della Lazio e della successiva esperienza milanese -2-8.
L’affaire Benzema e lo sciopero di Ronaldo, i sintomi di un mercato malato
Se la crisi di risultati è sotto gli occhi di tutti, il contesto in cui essa matura è avvelenato da tensioni e malumori che vanno ben oltre la panchina di Inzaghi. L’arrivo in extremis, durante l’ultima finestra di mercato, di Karim Benzema, prelevato a parametro zero dall’Al-Ittihad dopo una rocambolesca trattativa che ha visto la mediazione diretta del Fondo Pubblico d’Investimento, ha scoperchiato un vaso di Pandora -4-9. Il trasferimento del Pallone d’Oro francese, accolto con triplete all’esordio e subito seguito da un infortunio che ne ha limitato l’impiego, non è stato digerito per nulla dall’altro grande astro del campionato, Cristiano Ronaldo. Il fuoriclasse portoghese, già da tempo in rotta con la dirigenza del suo Al-Nassr per quella che lui percepisce come una mancanza di ambizione sul mercato, ha visto nell’operazione Benzema l’ennesima prova di un trattamento di favore riservato ad altri club, in primis proprio l’Al-Hilal -3-4. Una percezione, questa, che lo ha spinto a forme di protesta eclatanti, come lo sciopero del gennaio scorso, quando si rifiutò di scendere in campo, gettando ulteriore benzina sul fuoco di un campionato già incandescente e rendendo l’ambiente ancora più instabile per tutti i suoi protagonisti -3.
Per Inzaghi, la situazione è paradossale. Da un lato, si ritrova tra le mani una rosa che, sulla carta, è stata ulteriormente rinforzata da un innesto del calibro di Benzema, andando ad aggiungersi a campioni del calibro di Koulibaly, Núñez o Malcom -9. Dall’altro, però, non riesce più a trovare la quadratura del cerchio, quella solidità difensiva unita alla fluidità offensiva che aveva caratterizzato l’inizio della sua gestione, quando la squadra viaggiava a ritmi impressionanti. Le voci di un imminente consiglio direttivo straordinario, che secondo alcuni cronisti locali avrebbe il potere di deliberare l’esonero, si rincorrono sui social media e sui portali sauditi, creando un clima di autentica precarietà attorno alla figura del mister italiano -1. Una riunione che, se confermata, potrebbe sancire la fine anticipata di un’avventura cominciata tra i bagliori delle luci della ribalta e proseguita nel buio di una crisi di gioco e di risultati che nessuno, nemmeno i più pessimisti, avrebbe potuto pronosticare solo due mesi fa.




