Il Chelsea sprofonda nel baratro: ennesimo esonero per Rosenior, cinque ko di fila senza gol

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il ciclone della destabilizzazione, che da anni avvolge la proprietà del Chelsea senza concedere tregua né agli allenatori né allo spogliatoio, ha inghiottito l’ennesima vittima sulla panchina di Stamford Bridge. Liam Rosenior, subentrato a inizio gennaio a Enzo Maresca con la speranza – forse ingenua – di portare un po’ di quiete dopo l’ennesima rivoluzione, è stato sollevato dall’incarico con effetto immediato. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, in un mare già tempestoso, è arrivata al termine delle cinque sconfitte consecutive rimediate in Premier League, una sequenza nera che i tifosi più anziani dei Blues non vedevano dai tempi lontani del 1912. Quello che lascia senza fiato, più ancora della classifica, è il dato relativo alla produzione offensiva: in questo lungo calvario di oltre un mese, la squadra non è riuscita a trovare neanche la via della rete, pagando un prezzo salatissimo per l’anonimato tattico di un gruppo apparso spento e privo di reazione.

Il naufragio dopo la vittoria sul Napoli, l’ultima illusione europea

Per comprendere la rapidità e la violenza del tracollo, basti pensare che l’ultimo acuto di una certa rilevanza – l’ultima vera gioia concessa da questo progetto tecnico – risale proprio alla serata del Diego Armando Maradona. Era il 28 gennaio scorso, quando il Chelsea si impose per 3-2 contro il Napoli, decretando l’eliminazione degli azzurri di Antonio Conte dalla massima competizione europea e regalandosi l’accesso agli ottavi di finale. In quella circostanza – e lo si vede bene oggi – la squadra londinese parve aver trovato un equilibrio, grazie a una doppietta del brasiliano Joao Pedro imbeccato da un Cole Palmer lasciato in panchina nel primo tempo e poi subentrato a partita in corso per cambiare il volto dell’attacco. Eppure, quella vittoria è rimasta un’illusione ottica. Da quel momento in poi, complici forse il logorio del campionato inglese e le pressioni interne, i Blues sono sprofondati in una crisi di identità che la dirigenza non ha saputo (o voluto) governare se non con l’ennesima scure.

Mcfarlane traghettatore, il domino delle panchine è già iniziato

La scelta della proprietà, come spesso accade in questi casi, è stata quella di cercare un “uomo di sistema” che potesse tamponare l’emergenza. Così, mentre il nome di Rosenior finisce nell’elenco degli allenatori masticati e inghiottiti dalla piazza londinese, la guida tecnica della prima squadra è stata affidata a Calum McFarlane. Quest’ultimo, già promosso ad interim nei primissimi giorni del nuovo anno dopo l’addio a Maresca, conosce bene l’ambiente e lo staff; per questo il club ha deciso di affidargli il timone fino al termine della stagione, con l’obiettivo dichiarato – almeno a parole – di risalire la china in classifica e tentare l’assalto alla FA Cup. Non sarà un compito semplice, perché l’impatto della serie negativa sulla psicologia del gruppo è pesante, e le voci di corridoio che circolano intorno a Cobham (il centro sportivo dei Blues) parlano di uno spogliatoio sempre più diviso e stanco dei continui cambi di rotta.

L’instabilità come marchio di fabbrica, il casting per il futuro è già aperto

Se c’è una lezione che il Chelsea degli ultimi anni ha insegnato al calcio europeo, è che l’instabilità può coesistere perfettamente con budget milionari e rose piene di stelle. La decisione di separarsi da Rosenior, comunicata ufficialmente subito dopo il fischio finale dell’ultima partita persa contro il Brighton, non ha colto di sorpresa gli addetti ai lavori. Quelle che magari potevano sembrare scelte impulsive dettate dal momento si stanno trasformando in una costante strutturale. La dirigenza sta già lavorando sottotraccia per individuare il prossimo allenatore, quello che dovrebbe guidare la rinascita nella prossima stagione calcistica, e tra i nomi che circolano nelle stanze del potere spiccano quelli di Andoni Iraola e Francesco Farioli. Insomma, il casting è già partito, sebbene McFarlane abbia l’occasione – ghiotta quanto difficile – di giocarsi le sue carte nelle prossime decisive uscite di campionato. L’unica certezza, in questo momento, è che il caos a Stamford Bridge non accenna a placarsi.

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