Il direttore e la cerimonia: quando l’Olimpiade diventa uno specchio per la governance Rai

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   La voce di Alessandro Antinelli, membro del comitato di redazione e volto storico della testata, riemerge dalle riunioni che hanno preceduto la serata del 6 febbraio con il peso di chi quel disastro lo aveva previsto e verbalizzato. Era il 3 febbraio, in una call convocata per discutere la rimozione lampo di Auro Bulbarelli, colpevole di avere spoilerato l’arrivo del presidente Mattarella a San Siro a bordo di un tram guidato da Valentino Rossi, che Paolo Petrecca, direttore di Rai Sport, annunciò ai suoi la decisione di subentrare personalmente in cabina di commento -2-3. Antinelli, secondo quanto lo stesso giornalista ha ricostruito, gli sconsigliò l’impresa con franchezza, sostenuto dal presidente del Cdr Fabrizio Dombarello; la motivazione, essenziale e cruda, riguardava la totale assenza di competenze specifiche per affrontare una cerimonia olimpica, un meccanismo narrativo complesso che non perdona improvvisazione né presenzialismo -3. La risposta del direttore, riferita sempre da Antinelli, fu scomposta e ultimativa: avrebbe messo lui la faccia, assumendosi ogni responsabilità -3-5.

Quella faccia, ieri come oggi, è finita sulle pagine del Figaro, del Guardian e della Bild, e il Washington Post non ha risparmiato affondi sull’italica arte di trasformare una vetrina da un miliardo di spettatori in un teatrino dell’assurdo -1-2. Lo scambio di persona tra Matilda De Angelis e Mariah Carey – l’attrice bolognese scambiata per la diva americana in un crescendo di imbarazzo – ha aperto le danze di una cronaca che molti, all’estero, hanno definito semplicemente incomprensibile -1-2. Ma è nel passaggio dei tedofori, quando sei campioni della pallavolo italiana hanno attraversato il palco e Petrecca ne ha riconosciuto, e con un dubbio, solamente Paola Egonu, che l’impaccio si è trasformato in umiliazione per chiunque conosca quei volti: Danesi, Giannelli, Anzani, Porro, Cambi sono rimasti ectoplasmi senza nome, fantasmi davanti al mondo intero -2. Il tutto inframmezzato da stereotipi geograficamente imbarazzanti – i brasiliani con la musica nel sangue, il Benin e il voodoo – e da un parlato incessante che ha coperto perfino il Nessun dorma di Andrea Bocelli e l’Inno di Mameli cantato da Laura Pausini -2-5.

Le tre sfiducie e il copione che nessuno ha letto

La figuraccia olimpica, per quanto plastica e immediata nella sua visibilità globale, non rappresenta affatto un unicum nella carriera recente del direttore, bensì l’ultimo atto di una sequenza di bocciature che il giornalista si è portato dietro come zavorra. A RaiNews24, nel marzo del 2025, la redazione lo aveva sfiduciato con l’83 per cento dei voti, dopo un Titolo rimasto celebre – «Assoluzione per Delmastro» – che anticipò di pochi minuti una condanna definitiva, costringendo l’emittente a correggersi in diretta -4-10. Promosso a RaiSport nonostante quel precedente, Petrecca ha collezionato altre due bocciature del suo piano editoriale in meno di un mese: sessantacinque no contro appena trenta sì, una reiezione che il Partito democratico, all’epoca, aveva già bollato come l’ennesima nomina fondata sull’appartenenza e non sul merito -9. Il paradosso, se così si può chiamare, è che per la cerimonia di Milano Cortina esisteva uno strumento pensato appositamente per evitare questi naufragi: un dossier di duecento pagine, distribuito a tutte le emittenti aventi diritto, che descriveva ogni coreografia, ogni ingresso, ogni nome e ogni time code -2. I cronisti che lo studiano possono arrivare preparati; chi lo ritiene carta straccia, invece, finisce per cercare Mariah Carey tra le modelle di Armani.

La spaccatura interna e il silenzio delle firme

La reazione della redazione non si è fatta attendere e, per la prima volta nella memoria dei più anziani, ha assunto le forme di una rivolta formale consumatasi a Giochi in corso. I giornalisti di RaiSport hanno ritirato la firma da ogni servizio, collegamento e telecronaca: una misura che significa, tradotta, prendere le distanze dal proprio lavoro pur continuando a svolgerlo, per non offrire al pubblico un prodotto cui non si riconosce dignità -8. Lo sciopero vero e proprio è stato posticipato al 22 febbraio, ultimo giorno della manifestazione, per non danneggiare la copertura delle gare e – dettaglio non trascurabile – per non punire ulteriormente i colleghi che sulle Olimpiadi stanno riversando passione e competenza -1-8. Antinelli, intervistato a poche ore dall’inizio del ritiro firme, ha descritto una redazione provata e isolata, con Petrecca ormai ridotto a pochissimi pretoriani e con parte di quei giornalisti di destra che inizialmente lo avevano sostenuto ora schierati contro, dopo avere visto con i propri occhi l’esito della cerimonia -3.

Il documento Usigrai e la gestione degli spazi vuoti

L’Usigrai, dal canto suo, ha diffuso una nota che seziona la vicenda con un bisturi privo di reticenze: «Autoassegnarsi un incarico e rivelarsi completamente inadatti a portarlo a termine è solo l’ultima fallimentare iniziativa di un direttore sfiduciato dalla precedente testata e, nonostante questo, premiato dalla Rai» -5-7. Il sindacato ha inoltre sollevato un caso parallelo di censura, osservando come quel medesimo comunicato non sia stato letto nei telegiornali di rete, quasi che la notizia della protesta fosse più imbarazzante della protesta stessa -7. Nel frattempo, la dirigenza aziendale ha comunicato alla redazione che Petrecca non commenterà la cerimonia di chiusura, gesto riparatorio tardivo e per certi versi obbligato, visto che il direttore sta incontrando difficoltà perfino a trovare un collega disposto a sostituirlo: la paura di bruciarsi in un evento analogo, con lo stesso carico di visibilità planetaria, scoraggia qualsiasi volontario -3.

Il sistema e lo scarto tra narrazione e realtà

La parabola della 2P, come qualcuno ha ribattezzato l’asse tra Petrecca e il comico Andrea Pucci in altra vicenda, è in realtà lo specchio di una governance che procede per spinte dall’alto e resistenze dal basso, in un cortocircuito di delegittimazione reciproca -4. Il fatto che l’amministratore delegato Giampaolo Rossi abbia ricevuto Petrecca a Roma in piena bufera, e che dalla riunione non sia emersa alcuna rimozione immediata – giustificata con la necessità di non creare scossoni durante l’Olimpiade – rivela quanto il meccanismo di tutela dei vertici sia ormai impermeabile alle valutazioni professionali -3-7-8. Nel mentre, la stampa internazionale ha continuato a tessere le lodi dello show firmato da Marco Balich, definito dal Los Angeles Times «elegante, poetico, assolutamente italiano»: una recensione che stride con il racconto frammentario e impreciso uscito dai microfoni Rai, quasi fossero state due cerimonie diverse a svolgersi sotto la stessa volta del Meazza -2. E in questo iato tra ciò che il mondo ha visto e ciò che l’Italia ha sentito si annida, forse, la ferita più profonda per un servizio pubblico che ambirebbe a raccontare il Paese e invece, per usare le parole del comunicato del Cdr, ne offre «la versione peggiore» -1.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.