Giuli licenzia i dirigenti del Mic, e il caso del documentario su Regeni diventa una resa dei conti interna
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Redazione Interno
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Il colpo di scena, ai piani alti del ministero della Cultura, è arrivato senza che molti se lo aspettassero, eppure le avvisaglie, per chi sapeva leggere i silenzi del potere, non mancavano. Alessandro Giuli, ministro della Cultura, ha firmato i decreti di revoca che allontanano due dei suoi più stretti collaboratori, in un’operazione che, a voler usare una metafora politica, assomiglia più a un azzeramento chirurgico che a un semplice rimpasto di secondo piano. A finire nel mirino, stando alle ultime indiscrezioni confermate da fonti vicine al dicastero, sono stati Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica del Mic nonché figura ritenuta vicinissima al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, ed Elena Proietti, che fino a ieri guidava la segreteria personale dello stesso ministro Giuli.
Un caso di fondi negati e una vigilanza mancata
La scintilla che ha fatto esplodere il malcontento – e che ora viene additata come la causa scatenante dei provvedimenti – affonda le radici nella vicenda del documentario dedicato a Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso al Cairo nel 2016. Il ministero della Cultura, in una decisione che aveva già suscitato perplessità e polemiche sorde, aveva negato i finanziamenti pubblici previsti per la realizzazione dell’opera. Ebbene, secondo le valutazioni espresse dal vertice politico del Mic, Merlino non avrebbe esercitato quella doverosa funzione di vigilanza sul processo istruttorio, lasciando che la pratica seguisse un iter opaco senza che nessuno, ai piani alti, potesse intervenire per correggere il tiro. Un’omissione, questa, che Giuli non avrebbe tollerato, preferendo tagliare la testa al toro prima che il polverone mediatico, già alzato da alcune ricostruzioni giornalistiche, si trasformasse in un caso politico ingestibile.
L’azzeramento silenzioso ma totale dello staff
Se la rimozione di Merlino e Proietti rappresenta il primo atto concreto di una resa dei conti interna, le voci che circolano negli ambienti di viale del Collegio Romano parlano però di un’operazione ancora più ampia. Giuli, infatti, avrebbe deciso di azzerare l’intero staff che lo affiancava nella gestione quotidiana del dicastero; una scelta radicale, se si considera che solitamente i ministri preferiscono sostituzioni graduali, per non disperdere competenze e rapporti di fiducia consolidati nel tempo. Ma la posta in gioco, in questo caso, era particolarmente alta: il nome di Regeni, lo si sa, è una ferita ancora aperta per l’Italia, e ogni atto – o non atto – che riguardi la sua memoria viene scrutato con lente d’ingrandimento dall’opinione pubblica e dalle associazioni che seguono il caso. Giuli, da manager navigato prima ancora che da politico, ha evidentemente ritenuto che la continuità amministrativa non valesse il costo reputazionale di una gestione ritenuta negligente.
I decreti di revoca e i retroscena sul ruolo di Fazzolari
I decreti, a quanto si apprende, sono già stati formalizzati e notificati agli interessati; per Merlino, in particolare, il peso specifico della vicenda è doppiamente ingombrante. Essendo considerato un «uomo di fiducia» del sottosegretario Fazzolari – figura centrale nell’architettura dei rapporti di forza all’interno della maggioranza – il suo allontanamento potrebbe leggersi anche come un messaggio (non velato) inviato ad altre correnti interne. Elena Proietti, invece, pur non essendo legata direttamente alla vicenda del documentario, condivideva con Merlino la prossimità alla cabina di regia ministeriale; il suo ruolo di capo della segreteria personale la rendeva, di fatto, una delle persone più informate sulle direttive del ministro, nonché una cassa di risonanza delle sue scelte. Il suo licenziamento, in parallelo con quello dell’altro dirigente, suggerisce che Giuli abbia voluto mandare un segnale di discontinuità netta, senza sconti per chi, pur non avendo competenze dirette sulla pratica incriminata, rappresentava un residuo del vecchio modus operandi.




