Giuli licenzia due fedelissimi, nel caos del Mic l’ombra del documentario su Regeni
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Redazione Interno
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Non si placano le scosse che attraversano il ministero della Cultura, un terremoto politico che ha colpito il cuore dell’apparato dirigente e che ora rischia di allargare crepe profonde all’interno della maggioranza. Alessandro Giuli, ministro della Cultura, ha firmato i decreti di revoca per due collaboratori ritenuti fino a ieri inamovibili: Emanuele Merlino – responsabile della segreteria tecnica del Mic nonché uomo di fiducia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari – ed Elena Proietti, che era a capo della segreteria personale del ministro stesso. Una decisione, quest’ultima, giunta al culmine di una serie di attriti interni di cui si era persa traccia nei mesi precedenti.
Le accuse ai due collaboratori tra aeroporti e vigilanza mancata
Secondo la ricostruzione fornita dal Corriere della Sera, i due provvedimenti poggerebbero su motivazioni molto diverse tra loro. Per Merlino, il nodo sarebbe legato a una mancata vigilanza sulla vicenda del documentario dedicato a Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso al Cairo nel 2016; un progetto cinematografico a cui il ministero ha negato i finanziamenti, scatenando polemiche trasversali. La Proietti, invece, si sarebbe resa protagonista di un’assenza – quella all’aeroporto – che l’avrebbe esclusa dalla missione newyorkese del ministro lo scorso mese, un viaggio durante il quale la sua partecipazione era stata data per scontata. Due episodi, apparentemente lontani, che Giuli ha trasformato in un’unica, improvvisa scure amministrativa.
La doppia verità del ministro: “Commissione indipendente” e poi i licenziamenti
Il dettaglio che trasforma la vicenda da mero riassetto di palazzo a caso politico è la sequenza temporale delle dichiarazioni rese dallo stesso Giuli. L’8 aprile, il ministro era alla Camera per spiegare il diniego dei fondi al documentario di Simone Manetti: senza mezzi termini aveva affermato di non condividere «né sul piano ideale né morale» quella bocciatura, aggiungendo però che il dicastero non poteva intervenire senza violare il principio di terzietà. La commissione esaminatrice, aveva ripetuto, è tecnica e indipendente, e nessuna mano politica avrebbe potuto orientarne il verdetto. Ora, soltanto poche settimane dopo, il licenziamento di Merlino – che della segreteria tecnica era il responsabile – viene letto da più parti come un atto punitivo esattamente per quella vicenda su cui Giuli aveva giurato la propria estraneità. O la commissione era davvero indipendente, e allora Merlino non poteva vigilare su nulla, oppure il ministro ha reso in aula una verità a metà.
Fratelli d’Italia si spacca: l’ira di Fazzolari e il “si vuole far cacciare?”
Il malcontento non tarda a riversarsi nelle stanze del partito. All’indomano dei licenziamenti, l’aria che si respira tra i dirigenti di Fratelli d’Italia è di sconcerto aperto; molti si chiedono se Giuli non stia deliberatamente cercando lo scontro frontale con Palazzo Chigi, e il sottosegretario Fazzolari – privato del suo uomo di fiducia – avrebbe visto in quei decreti un gesto quasi intollerabile. Il dato politico è lampante: non ci si trova davanti a un semplice rimpasto tecnico, ma a una resa dei conti che coinvolge il documentario su Regeni come pretesto per regolare i conti interni. L’eco dello scandalo arriva persino in Basilicata, dove l’anno di Matera Capitale della Cultura rischia di essere oscurato da questa bufera; tra tensioni giunte al culmine e dossier ancora aperti, il Mic si prepara a vivere settimane infuocate. Le opposizioni, dal canto loro, hanno già alzato il tono chiedendo le dimissioni di Giuli, pur senza che al momento si intraveda una via d’uscita concordata.




