Ocean Viking, tra spari libici e quarantena: la procura di Siracusa indaga
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Mentre la nave Ocean Viking di Sos Méditerranée è ormeggiata nel porto siciliano di Augusta, permangono, irrisolte, le gravi questioni sollevate dalle drammatiche ore trascorse in acque internazionali. L’imbarcazione umanitaria, che aveva tratto in salvo ottantasette naufraghi, è stata infatti oggetto di un aggressivo e inspiegabile attacco da parte di una motovedetta libica, come confermano i inequivocabili segni dei proiettili rinvenuti sullo scafo e sugli oblò. L’episodio, durato circa venti minuti durante i quali sono state esplose raffiche ad altezza d’uomo – un fatto definito “inaudito” dalle autorità giudiziarie italiane –, per puro caso non ha causato vittime o feriti tra i migranti e l’equipaggio.
Sull’accaduto ha avviato un’inchiesta la procura della Repubblica di Siracusa, guidata da Sabrina Gambino, che ha disposto i necessari accertamenti da parte della polizia scientifica. Gli investigatori, dopo aver già eseguito i primi rilievi sulla nave, procederanno ora all’ascolto dei testimoni per ricostruire la dinamica di un evento che rappresenta una pericolosa escalation di intimidazione nel Mediterraneo centrale.
A questo grave episodio, che ha visto la vita di decine di persone messa in pericolo, è seguita una misura sanitaria che l’organizzazione non governativa giudica “senza precedenti, incoerente e priva di fondamento medico”. Da tre giorni, infatti, i volontari della Ocean Viking sono sottoposti a una quarantena che ne impedisce lo sbarco, una decisione presa dalle autorità italiane sulla base di un presunto allarme tubercolosi. Una misura che Sos Méditerranée contesta con forza, definendola “ingiusta e antiscientifica”, e chiedendo che venga fatta piena chiarezza sulle motivazioni che l’hanno determinata.




