Ocean Viking, il capomissione: “I libici, addestrati da noi, ci sparano addosso”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   C'è una rabbia palpabile, che trapela da ogni parola, in Angelo Selim, il capomissione della Ocean Viking, la nave umanitaria di Sos Mediterranee ormeggiata nel porto di Augusta dopo l'ennesimo, gravissimo episodio di violenza. Domenica pomeriggio, mentre coordinava le operazioni sul ponte, si è trovato nel mirino dei colpi d'arma da fuoco esplosi da una motovedetta della Guardia costiera libica. Addosso porta ancora i segni di quell'assalto: ferite e tagli provocati dalle schegge, testimonianza muta ma eloquente di un'aggressione che oltrepassa ogni limite.

"Queste persone vengono addestrate da noi – ha dichiarato Selim, in un interrogativo carico di sconcerto e amarezza – e sarebbe interessante capire cosa gli insegniamo". La sua domanda, più che una richiesta, suona come una denuncia lancinante di un paradosso insopportabile. "Sanno cosa siano le navi umanitarie? O vengono addestrati per minacciarci, ostacolarci, intimidirci o magari anche ucciderci?". Un dubbio che, dopo i fatti di domenica, assume il peso di un'accusa precisa verso quei programmi di formazione finanziati dall'Unione europea.

L'attacco, durato circa venti minuti, ha preso di mira la nave mentre aveva già a bordo 87 naufraghi soccorsi in mare, in possesso di tutte le autorizzazioni necessarie. La motovedetta autrice degli spari, per un tragico contrappasso, era stata donata dall'Italia nel 2023 e, proprio in virtù di questa collaborazione, aveva beneficiato di fondi europei. Un dettaglio che getta un'ombra sinistra sulla natura della cooperazione con le autorità libiche.

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