Ocean Viking, proiettili libici a mezz’aria: «Hanno mirato per uccidere»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Max Cavallari, fotoreporter free lance imbarcato sulla nave di Sos Mediterranee, stava scattando fotografie sul ponte della Ocean Viking quando, domenica verso le 15 ora locale, una motovedetta libica si è avvicinata a tutta velocità. «Con il teleobiettivo ho visto che ci puntavano le armi addosso», racconta, descrivendo i minuti di terrore vissuti dall’equipaggio e dai migranti appena soccorsi. L’imbarcazione della Guardia costiera di Tripoli ha aperto il fuoco, colpendo ripetutamente la nave umanitaria e costringendo tutti sottocoperta per venti interminabili minuti.

«Finito l’allarme sono risalito e ho visto i fori dei proiettili», aggiunge Cavallari, sottolineando con parole cariche di stupore e sgomento la gravità dell’accaduto: i colpi, che hanno perforato le strutture e persino i bozzoli di salvataggio, erano indirizzati «ad altezza uomo, verso le nostre postazioni». Una scelta, quella dei miliziani, che non lascia spazio a dubbi interpretativi e che configura un attacco deliberato e potenzialmente letale, sebbene per fortuna non abbia causato feriti.

L’episodio, che rappresenta un pericoloso escalation nelle operazioni di disturbo condotte dalle autorità libiche contro le Ong, è avvenuto al termine di un complesso salvataggio notturno di 87 persone. La Ocean Viking, dopo aver completato le operazioni, ha quindi dovuto cambiare rotta e dirigersi verso il porto sicuro di Augusta, in provincia di Siracusa, dove è approdata nel tardo pomeriggio di martedì 25 agosto.

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