Guerra Iran-USA, cresce la tensione: Trump guarda a Hormuz
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Redazione Esteri
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La guerra Iran-USA entra in una fase di forte tensione mentre l’Arabia Saudita torna al centro degli attacchi degli Houthi dello Yemen e Donald Trump valuta nuove opzioni militari contro Teheran. Il gruppo yemenita ha rivendicato una serie di attacchi contro obiettivi sauditi, tra cui strutture legate al settore petrolifero e aeroporti. L’escalation si intreccia con la crisi nello Stretto di Hormuz, dove il traffico commerciale è sottoposto a crescenti rischi.
Gli attacchi degli Houthi colpiscono Riad
Gli Houthi hanno annunciato di aver utilizzato un numero consistente di missili balistici e da crociera e droni contro obiettivi in Arabia Saudita. Tra quelli indicati figurano l’impianto Saudi Aramco di Dhahran, l’aeroporto internazionale King Khalid di Riad e una raffineria della compagnia petrolifera nella capitale. Il gruppo ha definito le operazioni una risposta agli attacchi sauditi nello Yemen e ha annunciato l’intenzione di proseguire contro aeroporti e infrastrutture petrolifere del regno.
La pressione militare arriva dopo l’attacco all’aeroporto King Khalid, che ha provocato vittime e centinaia di feriti, facendo emergere le difficoltà della difesa saudita nel fronteggiare salve di missili e droni. Il giorno successivo, un missile diretto verso Riad è stato intercettato dalla coalizione guidata dai sauditi, mentre frammenti provocati dalle intercettazioni hanno danneggiato abitazioni nella capitale. Le operazioni hanno inoltre interessato direttamente il quartier generale di Aramco a Dhahran, dove un edificio amministrativo è stato colpito e si è sviluppato un incendio.
La difesa saudita e il ruolo di Mohammed bin Salman
Il nuovo fronte aperto dagli Houthi mette sotto pressione il sistema di sicurezza costruito dall’Arabia Saudita negli anni della leadership di Mohammed bin Salman. Tra il 2024 e il 2025 Riad ha destinato 163 miliardi di dollari alla difesa, facendo delle spese militari la prima voce del bilancio nazionale e assorbendo oltre un quinto delle uscite del regno. Una parte rilevante degli investimenti riguarda proprio la protezione dello spazio aereo e delle infrastrutture strategiche.
Riad dispone di contratti per 9 miliardi di dollari destinati ai sistemi antimissile Patriot Pac-3 statunitensi e di altri 3,2 miliardi per i sistemi sudcoreani Cheongung-II. A queste forniture si aggiungono gli accordi per i sistemi americani Thaad, il cui valore non è stato reso pubblico. La dimensione della spesa militare assume un peso particolare perché gli attacchi stanno interessando anche infrastrutture considerate essenziali per l’economia saudita, compresi gli impianti dell’industria petrolifera.
Hormuz diventa il secondo fronte della guerra
Parallelamente alla pressione sugli alleati degli Stati Uniti, l’Iran ha modificato le proprie tattiche nello Stretto di Hormuz. Secondo fonti citate da Reuters, Teheran ha intensificato le azioni contro le navi considerate in violazione delle proprie restrizioni e ha ampliato l’area delle operazioni verso il Golfo di Oman e acque più lontane. Negli ultimi giorni sono stati registrati almeno cinque incidenti in 48 ore che hanno coinvolto petroliere e altre navi commerciali, compresi episodi con droni.
Lo Stretto di Hormuz rappresentava prima della guerra un passaggio per circa un quinto del commercio mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto. La riduzione del traffico e l’aumento dei costi di trasporto e assicurazione hanno accresciuto l’esposizione dei mercati energetici a nuovi shock. Il Joint Maritime Information Center ha classificato la minaccia alla navigazione mercantile come grave, mentre Teheran ha indicato la possibilità di arrivare a una chiusura completa dello stretto per le navi che non rispettano le sue restrizioni.
Il dossier militare americano aggiunge un ulteriore elemento di escalation. Il Pentagono starebbe valutando piani che includono l’impiego della GBU-43/B Massive Ordnance Air Blast Bomb, conosciuta come “madre di tutte le bombe”, in eventuali nuovi attacchi contro l’Iran. Secondo quanto riferito da Reuters sulla base di un rapporto della CNN, tra gli obiettivi ipotizzati figurano infrastrutture energetiche e siti legati al programma nucleare.
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