Raid russi su Kiev dopo la tregua, due morti e sette feriti. Londra stanzia 100 milioni per la difesa aerea

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La finestra diplomatica aperta dagli inviati statunitensi si è chiusa ancor prima che gli stessi Steve Witkoff e Jared Kushner facessero ritorno a Washington, con Mosca che ha ripreso a colpire la capitale ucraina al termine di una pausa di appena settantadue ore. L’intesa, raggiunta per consentire la missione dei due negoziatori del presidente Donald Trump, era stata circoscritta alle sole città di Mosca e Kiev e il suo mancato rinnovo ha portato a un’escalation che ha causato vittime e ingenti danni in diversi distretti della città.

Attacco complesso e il bilancio delle vittime

Nella notte tra il 7 e l’8 settembre, le forze russe hanno lanciato un’offensiva combinata contro la capitale ucraina utilizzando missili balistici, da crociera e un gran numero di droni. L’amministrazione militare di Kiev ha reso noto che l’attacco ha provocato almeno due morti e sette feriti, ma il presidente Volodymyr Zelensky ha parlato di un attacco “complessivo, pianificato deliberatamente per causare il maggior danno possibile”. I soccorritori hanno tratto in salvo tredici persone, mentre le operazioni sono proseguite per gran parte della notte.

Le esplosioni hanno danneggiato edifici residenziali e infrastrutture civili in almeno cinque distretti, tra cui Solomianskyi, dove alcune persone sono rimaste intrappolate, e Holosiivskyi, dove è stato colpito un edificio di 26 piani. Anche i dintorni di Kiev sono stati bersagliati, con incendi in strutture industriali e logistiche a Boryspil e Fastiv.

La risposta ucraina e le contromisure sul territorio russo

Non si è limitata a subire l’offensiva, ma ha risposto colpendo a sua volta il territorio russo, in particolare la città di Saratov, situata a circa 730 chilometri a sud-est di Mosca, dove droni ucraini hanno provocato danni a infrastrutture civili e feriti. La tensione si è riflessa anche sullo spazio aereo europeo, tanto che la Polonia ha fatto decollare i propri aerei militari per proteggere il confine da eventuali violazioni.

Il conflitto si conferma un banco di prova per le tecnologie belliche, con uno scontro asimmetrico tra droni e sistemi anti-drone che sta ridefinendo le strategie sul campo. L'Ucraina, che ha sviluppato un ecosistema produttivo di oltre 800 imprese private e 2.500 startup per far fronte all'emergenza, ha dimostrato una capacità di innovazione che ha stupito gli osservatori occidentali.

Il sostegno britannico e l’iniziativa della Nato

A fronte del deterioramento della situazione sul campo, il Regno Unito ha annunciato un nuovo consistente pacchetto di aiuti militari per Kiev, finalizzato a potenziare le difese aeree in vista del prossimo inverno. Il governo di Londra ha stanziato 100 milioni di sterline (circa 116,5 milioni di euro) per la fornitura di intercettori per la difesa aerea, missili Patriot, proiettili di artiglieria di grosso calibro e droni.

Il ministro della Difesa britannico, Wes Streeting, ha dichiarato che le forniture arriveranno prima dell'inverno per proteggere le infrastrutture critiche e i civili, sottolineando come Putin si prepari a usare la stagione fredda come un'arma, proseguendo gli attacchi contro obiettivi energetici.

Il fronte diplomatico dopo i raid

Nonostante la ripresa dei bombardamenti, l’attività diplomatica procede su binari separati. Il presidente Zelensky ha definito sostanziali i tre round di negoziati svoltisi a Kiev con gli inviati americani, durante i quali sono stati discussi anche i fabbisogni per la difesa aerea e il pacchetto di aiuti per l'inverno. Il Cremlino, da parte sua, ha definito l’incontro di Witkoff e Kushner con Putin a Mosca “un piccolo passo verso la pace” e ha dichiarato di non escludere la ripresa di un formato trilaterale con Stati Uniti, Russia e Ucraina.

Zelensky ha tuttavia ribadito che la guerra continuerà e ha ipotizzato che un vertice a settembre con la partecipazione di Usa e Russia potrebbe rappresentare un nuovo tentativo per sbloccare l’impasse diplomatica.

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