Mediobanca, Generali e Mps: il triangolo del potere che ridisegna la finanza italiana
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Redazione Economia
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La partita finanziaria che sta scuotendo i pilastri del capitalismo italiano si è arricchita di una nuova mossa, quella di Mediobanca, che ha lanciato un’offerta pubblica di scambio (Ops) su Banca Generali per 6,3 miliardi di euro. Un’operazione che, seppur annunciata, ha sorpreso per tempismo e portata, ribadendo il ruolo centrale di Piazzetta Cuccia negli equilibri del settore. Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, ha definito Gian Maria Mossa, numero uno di Banca Generali dal 2017, «persona chiave nel progetto». Un riconoscimento che non è casuale, considerando che sotto la sua guida la banca ha triplicato le masse in gestione, raggiungendo i 103,8 miliardi di euro, e si è aggiudicata per sei volte il titolo di miglior private bank italiana secondo il Financial Times.
Mentre Nagel consolida la sua strategia, Francesco Milleri, presidente di Delfin – la holding della famiglia Del Vecchio – e ad di EssilorLuxottica, ha assunto una posizione più conciliante. «Come Delfin siamo coinvolti in entrambe le parti, Mediobanca e Generali», ha detto, lasciando intendere che preferirebbe evitare una guerra aperta. Un approccio che potrebbe stemperare le tensioni, ma che non cancella le incognite sul futuro degli assetti proprietari. Delfin, infatti, detiene partecipazioni significative sia in Mediobanca che in Generali, e la sua voce pesa nelle dinamiche di potere.
Intanto, Mps e il gruppo Caltagirone proseguono la loro offensiva, rafforzati dall’evolversi degli eventi. L’Ops su Generali, sebbene non direttamente collegata a Montepaschi, ha ripercussioni indirette sul sistema, influenzando alleanze e tempistiche. La pazienza, in questo contesto, diventa un fattore decisivo: chi saprà attendere il momento giusto avrà più chance di influenzare il risultato finale.




