Il Pietra Ligure alza la coppa, Rolando esulta e Rovere scrive la storia
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Redazione Sport
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La fotografia che cattura l’esultanza di Viviano Rolando, con il trofeo saldamente impugnato, racconta più di molte parole l’emozione per una vittoria particolarmente sentita. Quella Coppa Italia d’Eccellenza, conquistata ai calci di rigore dopo un epico testa a testa con la Fezzanese terminato 2-2 al termine dei tempi regolamentari, rappresenta il coronamento di un desiderio a lungo coltivato, soprattutto dopo la delusione dell’edizione precedente. “Dopo quanto accaduto l’anno scorso, ho sempre pensato che si potesse provare a vincere questa coppa che ci era sfuggita”, confessa Rolando, figura storica del calcio dilettantistico, la cui voglia di calcio, come ammette lui stesso, non conosce flessioni nonostante gli anni di esperienza. Un successo che, al di là del valore sportivo, assume i contorni di una festa intima per un ambiente che, come sottolinea il dirigente, a Pietra Ligure trova tutto il necessario per ambire a salti di qualità.
L'uomo della partita
Se Rolando incarna l’anima dirigenziale, sul campo a scrivere materialmente l’atto conclusivo del trionfo è stato Edoardo Rovere. Per il fantasista, legato al sodalizio biancoceleste da undici anni di totale dedizione, vestire quella maglia è un fatto naturale, quasi scontato. Una storia di affetto così radicato da apparire, a volte, persino troppo bella per essere vera. Eppure, in finale, è andata proprio come in un copione ideale: Rovere ha firmato la vittoria con una doppietta, diventando l’artefice principale del successo. Il suo secondo gol, siglato al sesto minuto di recupero del secondo tempo, sembrava aver chiuso i conti, prima di un’ultima, drammatica torsione.
La battaglia sul campo
La partita, disputata a Genova, è stata infatti un autentico combattimento, ricco di colpi di scena e capovolgimenti. Il Pietra Ligure, guidato in panchina da Andrea Moraglia, è passato in vantaggio grazie a Morelli prima di essere raggiunto. A riportare avanti i liguri ci ha pensato proprio Rovere, ma la Fezzanese di mister Giulio Ponte ha dimostrato un carattere tenace, riuscendo a pareggiare nuovamente nel finale grazie a Scieuzo, al terzo minuto di recupero, e costringendo così le squadre ai tiri dagli undici metri. Una lotteria dalla quale è uscito vincitore il portiere Duberti, capace di essere decisivo negli episodi che contano. Dall’altra parte, nonostante la sconfitta, l’amarezza non si è trasformata in recriminazione, come lascia intendere lo stesso Ponte, convinto che la sua squadra, pur sconfitta, esca dalla finale rafforzata nel morale e nelle convinzioni.
Un trionfo costruito
Il percorso verso questo trofeo, dunque, non è stato una semplice passeggiata ma il frutto di una resistenza psicologica e atletica messa a dura prova. La formazione biancoceleste, che in campo ha schierato oltre ai già citati elementi come Gasco, Ravoncoli e Iorio, ha dovuto sopportare l’urto di una Fezzanese compatta e pericolosa, nella quale si sono messi in luce giocatori come Bruccini e Cesarini. Alla fine, a fare la differenza sono state le incertezze dal dischetto, che hanno premiato la freddezza degli uomini di Moraglia. Una vittoria che, al di là del momento festoso, resta scritta negli annali della società e nella carriera di un uomo come Viviano Rolando, per il quale ogni successo, anche dopo tanti anni, conserva intatto il sapore della prima volta.




