Ozzy Osbourne, il principe delle tenebre del rock, si è spento a 76 anni
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Redazione Esteri
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La notizia, arrivata nella mattinata del 22 luglio 2025, ha scosso il mondo della musica: Ozzy Osbourne, voce iconica dei Black Sabbath e leggenda indiscussa dell’heavy metal, è morto nella sua residenza nel Buckinghamshire, circondato dalla moglie Sharon e dai figli Jack, Kelly, Aimee e Louis. Il comunicato della famiglia, asciutto e commosso, non ha lasciato spazio a dubbi: «Con più tristezza di quanto le parole possano esprimere, dobbiamo annunciare che il nostro amato Ozzy è venuto a mancare».
Nato a Birmingham nel 1948, John Michael Osbourne – questo il suo nome anagrafico – ha segnato la storia del rock con la sua carriera lunga oltre cinque decenni, iniziata negli anni ’70 con i Black Sabbath, band che, insieme a lui, ha ridefinito i confini del metal. Le sue sonorità oscure, i testi visionari e la presenza scenica magnetica ne hanno fatto un simbolo, tanto che molti lo considerano il vero "padre" del genere. Nonostante i problemi di salute degli ultimi anni, tra cui il Parkinson diagnosticato nel 2019, Ozzy aveva continuato a esibirsi fino a poche settimane fa, con un ultimo concerto che ora assume i contorni di un commosso addio.
Tra i primi a rendergli omaggio sono stati i suoi ex compagni di band, Tony Iommi e Geezer Butler, insieme a colleghi del calibro dei Metallica e di Brian May. Ma il dolore ha varcato i confini della musica: l’Aston Villa, squadra di cui Ozzy era tifoso dichiarato, ha ricordato il «legame speciale» che lo univa al club. Cresciuto ad Aston, quartiere popolare di Birmingham a due passi dallo stadio, il cantante non aveva mai nascosto la sua passione per il calcio, tanto da diventare un volto familiare tra i sostenitori.
La sua vita, però, non è stata solo trionfi e palcoscenici. Ozzy ha lottato a lungo contro le dipendenze da alcol e droghe, battaglie che ha raccontato senza filtri, trasformandole in moniti per chi lo ascoltava. In un podcast del 2023, aveva rievocato gli anni bui della tossicodipendenza con un’ironia disarmante, arrivando a parlare persino di un surreale «dialogo con un cavallo» sotto l’effetto degli allucinogeni. Eppure, nonostante tutto, era riuscito a riconquistare la sobrietà, diventando un esempio di riscatto.




