Addio a Ozzy Osbourne, il principe delle tenebre che ha scritto la storia del metal

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Se ne è andato quando ormai aveva compiuto la sua missione, due settimane dopo l’ultimo concerto, quello che sembrava un addio definitivo alla scena. Ozzy Osbourne, la voce graffiante che ha dato vita ai Black Sabbath e rivoluzionato l’heavy metal, è morto a 76 anni. La notizia, diffusa dalla famiglia, ha scatenato un’ondata di commozione nel mondo della musica, dove il suo nome resta inciso tra quelli degli artisti più influenti di sempre.

Quello che la critica spesso disprezzava – i riff oscuri, i testi apocalittici, l’estetica lugubre – è diventato la colonna sonora di intere generazioni. Senza di lui, metà del rock moderno non esisterebbe. Eppure, nonostante il successo planetario con i Black Sabbath, Osbourne è riuscito a costruirsi anche una carriera solista di primo piano, dimostrando che il legame con il pubblico non si crea attraverso i social, ma sui palchi, nei dischi, nella passione autentica che solo pochi sanno trasmettere.

I compagni di viaggio, quelli che con lui hanno scritto la leggenda, oggi piangono un amico oltre che un collega. «Dove ti troverò ora? Nei ricordi, nei nostri abbracci inespressi, nelle nostre telefonate perse? No, sei per sempre nel mio cuore», ha scritto Bill Ward, batterista storico della band. Toni Iommi, chitarrista e cofondatore, ha ammesso: «Non trovo le parole». Un dolore che va oltre la musica, perché Osbourne non era solo un frontman, ma un simbolo, un uomo capace di unire ribellione e ironia, trasgressione e vulnerabilità.

Tra i tributi che stanno rimbalzando online, spicca quello di Yungblud, al secolo Dominic Richard Harrison, che pochi giorni prima dell’ultimo concerto gli aveva regalato un crocifisso in un video diventato virale. «È la cosa più preziosa che possiedo», aveva confessato Osbourne. Dopo la sua scomparsa, il giovane artista gli ha dedicato un commosso messaggio: «Sarai in ogni nota che canterò».

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