È morto Ozzy Osbourne, la voce che ha cambiato l’heavy metal
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
John Michael Osbourne, per il mondo semplicemente Ozzy, si è spento a 76 anni, lasciando un vuoto incolmabile nella storia della musica. Nato a Birmingham nel 1948, è stato la mente e la voce dei Black Sabbath, band che – insieme a lui – ha ridefinito i confini del rock, gettando le basi per quello che sarebbe diventato l’heavy metal. La sua carriera, segnata da eccessi e rinascite, è stata un turbine di successi, scanditi da album iconici sia con la band che da solista, prima che il Parkinson ne limitasse progressivamente l’attività.
Proprio a Birmingham, lo scorso 5 luglio, aveva tenuto quello che si è rivelato l’ultimo concerto, un addio emozionante davanti a 40mila persone a Villa Park, lo stadio dell’Aston Villa, squadra di cui era tifosissimo. Tra i presenti, molti colleghi musicisti, a testimonianza di un’influenza che andava ben oltre il pubblico. «Non so cosa dire, sono stato a letto per circa sei anni», aveva confessato dal palco, riferendosi agli anni più duri della malattia, diagnosticata in forma lieve già nel 2003 ma resa nota solo nel 2020.
La sua vita, tra scandali, dipendenze e una capacità di riscatto che lo ha reso un’icona pop oltre che musicale, è stata un riflesso della sua arte: oscura, viscerale, senza compromessi. E mentre il mondo lo ricorda per brani come "Paranoid" o "Crazy Train", c’è chi sottolinea come, nonostante tutto, sia riuscito a portare il metal nell’immaginario mainstream senza tradirne l’essenza.




