Clusit, crescono gli incidenti informatici: l'Italia nel mirino dell'hacktivism
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Redazione Economia
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I ricercatori di Clusit, l'Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, hanno rilevato a livello globale, nel corso del primo semestre del 2025, un totale di 2.755 incidenti cyber di grave entità. Questa cifra, che si avvicina pericolosamente alla soglia dei tremila episodi, segna un'impennata del 36% se paragonata ai dati già preoccupanti del secondo semestre del 2024, confermando una tendenza all'escalation che gli esperti, pur avendola prevista, giudicano particolarmente severa. La situazione nazionale, d'altro canto, non si discosta da questo quadro allarmante, anzi lo amplifica con un incremento del 13% degli attacchi informatici, dei quali 280 sono stati classificati come di "particolare gravità". Quest'ultimo dato, da solo, rappresenta una fetta consistente, pari a tre quarti, del totale degli eventi registrati nell'intero anno solare precedente, dimostrando come la pressione criminale si sia concentrata in un lasso di tempo incredibilmente ristretto.
Il peso dell'Italia nello scenario cyber globale
A rendere ancor più evidente la posizione di vulnerabilità del nostro paese contribuisce il fatto che il 10,2% di tutti gli attacchi mondiali abbia avuto come bersaglio l'Italia. Una percentuale che, sebbene possa apparire modesta, assume un peso specifico enorme se si considera il contesto internazionale e, soprattutto, se la si confronta con la storicità dei dati. Basti pensare che nel 2024 la percentuale era ferma al 9,9%, mentre nel lontano 2021 si attestava su un ben più contenuto 3,4%; un confronto che evidenzia una crescita più che tripla in soli quattro anni e che, come sottolineato dall'aggiornamento del Rapporto Clusit, colloca ormai l'Italia nella ristretta cerchia dei bersagli permanenti del cybercrime internazionale, un obiettivo fisso sul quale convergono campagne malevole con frequenza sempre maggiore.
Il primato dell'hacktivism sul cybercrime
Ciò che contraddistingue il panorama italiano, rendendolo per certi versi unico e ancor più complesso da gestire, è la natura stessa delle minacce. A differenza di quanto si registra nel resto del mondo, dove il cybercrime tradizionale mantiene il suo primato, in Italia è la sfera dell'hacktivism a farla da padrona, essendo all'origine del 54% degli episodi, lasciando al cybercrime puro il rimanente 46%. Questo ribaltamento delle proporzioni, che vede l'attivismo politico-digitale superare le attività criminali a scopo di lucro, è un tratto caratteristico della nostra nazione e impone una riflessione approfondita sulle motivazioni geopolitiche che spingono questi gruppi ad accanirsi contro le infrastrutture digitali italiane. Una parte significativa di queste azioni, come riportato dal rapporto, è riconducibile a frange filorusse, le quali trovano nel nostro paese un terreno fertile per le loro operazioni di disturbo e propaganda.
Uno scenario in continua evoluzione
I dati presentati in occasione del Security Summit Streaming Edition, relativi alla tredicesima edizione del rapporto, dipingono uno scenario in costante e rapida degenerazione. Il commento di Sofia Scozzari del Comitato Direttivo Clusit, la quale ha evidenziato come si stia "sfiorando i 3mila incidenti" dopo aver superato la soglia dei duemila nella prima metà del 2024, è un monito chiaro sulla velocità di propagazione del fenomeno. A questo si aggiunge l'analisi di Alessio Pennasilico del Comitato Scientifico, il quale, pur riconoscendo che i numeri confermano trend già osservati in passato, non esita a definire lo scenario attuale "anche peggiore", suggerendo una gravità intrinseca degli attacchi che va ben oltre il mero dato numerico e che coinvolge la loro sofisticazione e l'impatto sulle vittime designate.




