De Laurentiis nel mirino della giustizia: la Procura Figc chiede gli atti dell'inchiesta sul Bari
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Un atto dovuto, che trasforma un'inchiesta penale in un potenziale caso sportivo destinato a tenere banco nei prossimi mesi. Il capo della Procura della Federcalcio, Giuseppe Chiné, ha formalmente richiesto ai magistrati di Bari gli atti dell'indagine che vede coinvolti Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, e suo figlio Luigi, amministratore unico del Bari.
La richiesta, giunta a pochi giorni dall'acquisizione di un'imponente mole di documenti da parte della Guardia di Finanza, rappresenta il primo tassello di un meccanismo che potrebbe mettere in discussione la stessa permanenza del club biancorosso nel calcio professionistico.
I due vertici della galassia imprenditoriale legata al cinema e al calcio sono attualmente indagati per false comunicazioni sociali, con particolare riferimento al bilancio dell'esercizio 2024 del Bari, e per bancarotta fraudolenta, reato quest'ultimo connesso alla richiesta di apertura della procedura di liquidazione giudiziale presentata per l'insolvenza della società pugliese.
I conti sotto la lente e il nodo della liquidazione giudiziale
L'intero impianto accusatorio poggia su un lavoro certosino portato avanti dagli inquirenti, che in sole 48 ore hanno messo le mani su una mole di documenti ritenuta decisiva per ricostruire le reali condizioni patrimoniali del Bari. La Procura di Bari, che coordina le indagini, ora si trova a dover vagliare un quadro contabile che appare quanto meno delicato, tanto da spingere il Procuratore Capo Rossi, coadiuvato dai suoi aggiunti, a firmare personalmente l'istanza di liquidazione giudiziale.
Un passaggio formale di non poco conto, che testimonia la gravità degli elementi raccolti e che ha inevitabilmente catalizzato l'attenzione degli organi di giustizia sportiva. Per gli addetti ai lavori, si tratta di un punto che non passa inosservato: la contestazione mossa ai vertici del club non riguarda semplici irregolarità amministrative, ma ipotesi di reato che, se confermate, potrebbero avere ripercussioni devastanti sull'iscrizione al prossimo campionato.
Il ruolo della Figc e l'incrocio tra penale e sportivo
La richiesta di Chiné alla Procura di Bari non è un atto dovuto soltanto sul piano formale, ma rappresenta una mossa strategica per verificare se i contestati illeciti penali possano aver determinato anche illeciti sportivi. L'inchiesta, coordinata dal procuratore Roberto Rossi e dagli aggiunti Ciro Angelillis e Milto De Nozza, riguarda un arco temporale specifico e si concentra in particolare sulle operazioni di cessione di alcuni calciatori dal Bari al Napoli, con il nome di Caprile che emerge come uno dei casi più eclatanti nel mirino dei pubblici ministeri.
L'ipotesi che si sta facendo strada tra gli investigatori è che alcune plusvalenze possano essere state gonfiate artificiosamente per ripianare le perdite di bilancio, in un gioco di prestigio contabile che avrebbe permesso al club di continuare a operare nonostante una situazione di insolvenza ormai conclamata.
La Figc, attraverso la sua Procura federale, dovrà ora accertare se vi siano gli estremi per configurare violazioni delle norme sportive che vadano oltre il mero profilo penale, aprendo scenari che potrebbero includere penalizzazioni o addirittura l'esclusione dai campionati professionistici.
La contromossa dei De Laurentiis: ricapitalizzazione in vista
In un contesto così teso, la società Ssc Bari ha già annunciato l'intenzione di procedere a breve con una ricapitalizzazione, un'operazione che mira a eliminare lo squilibrio patrimoniale contestato nell'istanza di fallimento presentata dalla Procura di Bari. Si tratta di una scelta obbligata, che i vertici del club avrebbero comunque dovuto affrontare nei prossimi mesi, ma che è stata anticipata proprio per far fronte all'iniziativa giudiziaria.
La tempistica, peraltro, non appare casuale: la società avrebbe avuto a disposizione quattro mesi dalla chiusura dell'esercizio, fissata al 30 giugno, per approvare il bilancio e avrebbe potuto effettuare contestualmente le due operazioni di ricapitalizzazione e approvazione dei conti.
L'anticipazione dei tempi, dunque, rappresenta un tentativo di arginare le conseguenze più severe della richiesta di liquidazione, dimostrando la volontà di ripianare le pendenze economiche per scongiurare il rischio di una bancarotta che travolgerebbe non solo il club, ma l'intero progetto sportivo legato alla famiglia De Laurentiis. Resta ora da capire se questa mossa sarà sufficiente a convincere i magistrati e, soprattutto, se la Procura federale riterrà che le contestazioni penali non abbiano inficiato la regolarità dell'attività sportiva.




