Delitto di Loreto, la procura esclude il femminicidio: "Nessuna prevaricazione di genere"
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Redazione Interno
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Non sarebbe un femminicidio, secondo la procura di Ancona, l'omicidio di Luigia Fortunato, la trentatreenne uccisa a coltellate nella sua abitazione di Loreto, in provincia di Ancona. Il presunto autore del delitto, l'ex compagno Sami Khemaies, è stato fermato con l'accusa di omicidio volontario aggravato, ma al momento non sarebbero emersi elementi che consentano di qualificare il gesto come motivato da odio o da una volontà di discriminazione e prevaricazione legata al genere della vittima.
La confessione e la dinamica del delitto
Sami Khemaies, 39 anni, di origini tunisine, si è presentato spontaneamente alla caserma dei carabinieri di Porto Recanati nella serata di giovedì 9 luglio, con gli abiti ancora macchiati di sangue, confessando di aver ucciso la moglie. L'omicidio è maturato al culmine di una violenta lite scoppiata all'interno dell'appartamento di via Bramante 194, dove la coppia, sebbene separata da tempo, conviveva ancora per permettere al figlio di sette anni di crescere con entrambi i genitori.
Al momento del delitto, il bambino non si trovava in casa, essendo stato portato via dalla nonna materna. I primi accertamenti medici sul corpo della vittima hanno rivelato numerose ferite da taglio sulle braccia e sull'addome, segno di un'estrema e disperata resistenza prima di soccombere ai colpi inferti dall'ex compagno.
La versione di Khemaies e le indagini
Davanti agli inquirenti, l'uomo ha tentato di giustificare il suo gesto sostenendo di essere stato aggredito per primo: "Mi ha minacciato di farmi uccidere se non me ne andavo di casa e mi ha puntato un coltello". Il suo legale, l'avvocato Simone Matraxia, ha riferito che l'indagato avrebbe dichiarato di aver disarmato la donna e di averla poi colpita con l'arma che lei stessa impugnava.
Una versione, quella fornita da Khemaies, che sarà ora vagliata con attenzione dagli inquirenti, anche attraverso gli accertamenti scientifici in corso sull'arma del delitto, un coltello già sequestrato, per isolare impronte e tracce biologiche in grado di ricostruire con precisione la dinamica dei fatti. Il sostituto procuratore Rosario Lioniello coordina le indagini, mentre l'uomo è stato trasferito nel carcere di Ancona-Montacuto.
I precedenti e il movente
La relazione tra Luigia Fortunato e Sami Khemaies era da tempo caratterizzata da forti tensioni e conflittualità. L'uomo, che aveva precedenti per spaccio di droga ed era evaso dagli arresti domiciliari nel 2020, era tornato a vivere a Loreto nel 2024 dopo cinque anni di carcere, e la donna lo aveva riaccolto in casa per evitare un distacco traumatico per il figlio. Un gesto di generosità che, secondo quanto riferito dalla madre della vittima, era ormai diventato insostenibile: "Non ne poteva più di lui".
L'ennesimo litigio, sfociato nella tragedia, sarebbe scoppiato per motivi legati alla gestione del bambino e al comportamento dell'uomo, che nei giorni precedenti aveva fatto una scenata al centro estivo frequentato dal figlio.
L'interrogatorio di garanzia e l'autopsia
Per lunedì 13 luglio è stata fissata l'udienza di convalida del fermo davanti al Gip di Ancona, Carlo Cimini, alla quale Khemaies parteciperà in videocollegamento dal carcere di Montacuto. Il confronto con il giudice si preannuncia come un momento cruciale per la definizione della posizione dell'indagato, mentre il quadro probatorio si arricchirà martedì 14 luglio con l'esecuzione dell'autopsia sul corpo della vittima, affidata al medico legale Angelo Montana.
Sarà proprio l'esame autoptico a fornire risposte definitive sulle cause del decesso e sulla compatibilità delle lesioni con la versione fornita dall'omicida.




