Femminicidio a Loreto, il profilo di Sami Khemaies: spaccio, evasione e l'omicidio di Luigia Fortunato
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Redazione Interno
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L'ombra lunga di un passato costellato da reati e pendenze giudiziarie avvolge la figura di Sami Khemaies, il 39enne tunisino che nella serata di giovedì 9 luglio ha confessato l'omicidio della ex moglie Luigia Fortunato, 33 anni, originaria di Cerignola, all'interno dell'abitazione di via Bramante a Loreto. L'uomo, già noto alle forze dell'ordine, si trova ora rinchiuso nel carcere di Montacuto ad Ancona in attesa dell'udienza di convalida del fermo, con l'accusa di omicidio volontario pluriaggravato.
Una carriera criminale alle spalle
Prima del tragico epilogo che ha sconvolto la cittadina marchigiana, il curriculum giudiziario di Khemaies era già piuttosto corposo. Il tribunale di Macerata lo aveva condannato a 3 anni e 2 mesi di reclusione per essere stato uno dei protagonisti di un fiorente giro di spaccio all'interno del complesso River Village di Porto Recanati, dove tra il 2017 e il 2019 vendeva decine di dosi di eroina a un tariffario fisso di circa 40 euro l'una.
Ma non è finita qui: il 10 settembre del 2020, mentre scontava gli arresti domiciliari a Porto Recanati, l'uomo evase dopo aver distrutto il braccialetto elettronico con un paio di forbici da potatura e un cacciavite, giustificandosi poi in tribunale con la morte del padre avvenuta in Tunisia. Per quell'episodio, la giustizia italiana gli inflisse una condanna a 5 mesi e 20 giorni per evasione e danneggiamento.
La dinamica del delitto e la confessione
Secondo le prime ricostruzioni investigative, la serata del delitto è stata il culmine di una violenta lite scoppiata tra i due ex coniugi, che, sebbene separati, vivevano ancora sotto lo stesso tetto per il bene del figlio di 7 anni, un bimbo che al momento dell'accoltellamento si trovava però al sicuro dalla nonna materna.
Scatenata da un'ennesima discussione, forse legata alla gestione del bambino o alla pretesa dell'uomo di riallacciare il rapporto, la furia omicida di Khemaies ha avuto la meglio quando ha afferrato un coltello da cucina, colpendo ripetutamente la donna nel corridoio di casa.
Subito dopo il gesto, l'uomo è sceso in strada, ancora con gli abiti sporchi di sangue, raccontando a residenti e passanti di aver ucciso la madre di suo figlio. Khemaies si è poi recato autonomamente alla caserma dei carabinieri di Porto Recanati, dove ha confessato l'omicidio.
I soccorsi e le indagini
La macchina dei soccorsi si è attivata dopo le numerose segnalazioni al 112 da parte dei residenti di via Bramante, che avevano notato l'uomo vagare sotto choc. Un'ambulanza della Croce Rossa è giunta sul posto, ma per Luigia Fortunato non c'era più nulla da fare: i medici non hanno potuto che constatarne il decesso a causa delle gravi ferite riportate.
I carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Osimo e della stazione di Porto Recanati hanno formalizzato il fermo dell'uomo durante la notte. Il corpo della vittima è stato trasferito all'obitorio dell'ospedale di Torrette, dove sarà eseguita l'autopsia, mentre nell'appartamento di via Bramante sono ancora in corso i rilievi della Scientifica per ricostruire l'esatta dinamica e il movente del delitto, con le indagini coordinate dal pm Rosario Lioniello.




