Luigia Fortunato e il caso "femminicidio" a Loreto, parla l'avvocata della famiglia: "Prematuro fare ipotesi"
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Redazione Interno
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La comunicazione nata dopo la decisione del sostituto procuratore, che non ha considerato l'ipotesi di reato di femminicidio nell'inchiesta sulla morte di Luigia Fortunato, "rivittimizza" la vittima. Lo sostiene Cristina Perozzi, l'avvocata che rappresenta la famiglia della 33enne uccisa a Loreto da Sami Khemaies, l'ex marito reo confesso del delitto. Secondo la legale, però, fare ipotesi di reato – come quella del femminicidio, appunto – "è ancora prematuro".
La scelta della procura: omicidio volontario, non femminicidio
Non femminicidio, ma omicidio volontario con arma. È il capo d'imputazione che la procura di Ancona contesta a Sami Khemaies, reo confesso dell'assassinio della moglie Luigia Fortunato, giovedì sera a Loreto.
Una differenza significativa: l'omicidio volontario prevede una pena da 21 anni, aumentati di un terzo se commesso con arma, mentre il reato di femminicidio, introdotto nel dicembre dell'anno scorso, prevede l'ergastolo, ma riconosce la matrice di genere ed è contestato per omicidi commessi per odio, discriminazione, prevaricazione o per motivi di controllo e possesso.
Il sostituto procuratore Rosario Lionello ha motivato la scelta spiegando che, al momento, non sono emersi elementi sufficienti per configurare la violenza di genere: "Ad oggi non ci sono gli elementi, se dovessero emergerne di nuovi integreremo l'accusa".
La posizione della legale della famiglia
Cristina Perozzi, legale della famiglia di Luigia Fortunato, ha espresso sconcerto per le ricostruzioni che definisce "congetture non comprovate da nulla". La donna, ha spiegato l'avvocata, "era una madre meravigliosa e irreprensibile, ecco perché non era nota ai servizi sociali. In quella famiglia non c'era conflittualità, ma un padre disfunzionale con precedenti di reato". La 33enne, secondo la ricostruzione della difesa, "sollecitava l'uomo a riabilitarsi, consentendogli di avere contatti con il figlio".
Perozzi ha invitato a lasciare lavorare gli inquirenti, ribadendo la "massima fiducia" nella magistratura.
Il dibattito sulla corretta interpretazione della norma
La scelta della procura ha acceso un dibattito tra le associazioni antiviolenza. Roberta Montenovo, presidente dell'associazione Donne e Giustizia che gestisce il Centro Antiviolenza della provincia di Ancona, ha definito "cauta" la via scelta dal magistrato, che ha "preso una base con riserva di verifica e di modifica del capo d'imputazione in base a quello che emergerà". La presidente, pur esprimendo fiducia nelle indagini, ha messo in guardia dal rischio di "rivittimizzazione" della donna.
Anche la ministra Eugenia Roccella, delegata alla Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, è intervenuta sulle polemiche, spiegando che "il reato di femminicidio non riguarda il genere di appartenenza della vittima, ma la ragione per la quale viene uccisa".
Le prossime tappe giudiziarie
Sami Khemaies, 39 anni, si trova attualmente nel carcere di Ancona-Montacuto. Lunedì 13 luglio si terrà l'udienza di convalida del fermo davanti al gip Carlo Cimini, alla quale l'uomo parteciperà in videocollegamento. Martedì 14 luglio, invece, è prevista l'autopsia sul corpo della vittima, che sarà eseguita dal medico legale Angelo Montana.




