After the hunt, il film di Guadagnino che spiazza arriva su Prime Video
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Redazione Cultura e Spettacolo
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In un panorama cinematografico spesso incline al didascalismo, dove le narrazioni si preoccupano di sciogliere ogni nodo, l’ultima fatica di Luca Guadagnino, “After the hunt - Dopo la caccia”, irrompe con la forza dirompente di un enigma. Il film, che ha già solcato le sale suscitando reazioni polarizzate, approda ora sulla piattaforma di Amazon Prime Video, offrendo a un pubblico più ampio la possibilità di confrontarsi con una pellicola che rifiuta sistematicamente di offrire risposte facili. La scelta del regista, che ha dichiarato di aver gradito profondamente questa sfida narrativa, è stata infatti quella di costruire una vicenda dove l’ambiguità non è un semplice espediente, bensì la sostanza stessa del racconto, un elemento strutturale che costringe lo spettatore a un ruolo attivo e mai passivo.
Un dramma psicologico nell'alta accademia americana
Al centro della complessa trama, che si sviluppa come un thriller psicologico di rara intensità e raffinatezza formale, si trova Julia Roberts, chiamata a vestire i panni di una professoressa universitaria il cui mondo viene scosso da gravi accuse di molestie. L’ambiente claustrofobico e elitario dell’accademia americana, con i suoi codici non scritti e le sue gerarchie di potere, fa da sfondo a una storia che scompagina le certezze e mette in discussione le facili demarcazioni tra colpevole e innocente. Guadagnino, del resto, ha voluto esplicitamente privare la sua opera della comoda presenza di eroi indiscussi e di antagonisti chiaramente definiti, preferendo invece scavare nella psicologia di “solo persone”, ciascuna gravata da segreti e motivazioni spesso contraddittorie.
Le reazioni del pubblico e il confronto con Rashomon
Non sorprende, dunque, che il film sia stato etichettato come “controverso”, un aggettivo che, se da un lato ne segnala la capacità di provocare dibattito, dall’altro ne certifica la complessità. Le reazioni della critica e del pubblico si sono divise in maniera netta, tra chi lo adora e chi lo detesta, una polarità che, lungi dall’essere un difetto, viene considerata da molti un pregio intrinseco dell’opera, capace di suscitare emozioni forti e riflessioni profonde. Questo meccanismo di percezione multipla e contrastante ha inevitabilmente richiamato alla mente di alcuni commentatori l’eredità del “Rashomon” di Akira Kurosawa, sebbene declinata in un contesto e con un linguaggio del tutto contemporanei, dove la verità non è unica ma si frantuma in una miriade di prospettive soggettive e inaffidabili.
Il percorso dalla sala allo streaming
Dopo il suo debutto nelle sale, avvenuto poco più di un mese fa, il film ha mantenuto una presenza significativa nel circuito cinematografico, rimanendo in programmazione in diverse province. L’arrivo su Prime Video, previsto per una data precisa di novembre, rappresenta una nuova tappa nella diffusione dell’opera, rendendola accessibile a tutti gli abbonati della piattaforma. Accanto a Julia Roberts, il cast vette la partecipazione di altri interpreti di primo piano, che contribuiscono a dare spessore a un affresco narrativo tanto intricato quanto avvincente, confermando la statura internazionale di un progetto che non teme di lasciare domande aperte e di spiazzare chi si avvicina alla visione con l’aspettativa di una storia convenzionale.




