Crans Montana, la Svizzera chiede 1,6 milioni per le cure dei feriti italiani
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Redazione Interno
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A oltre nove mesi dalla tragedia di Capodanno, la questione delle spese mediche legate al rogo del locale Le Constellation di Crans Montana resta irrisolta. La televisione pubblica svizzera RTS ha reso noto che gli ospedali elvetici hanno quantificato in circa 1,5 milioni di franchi svizzeri, equivalenti a poco più di 1,6 milioni di euro, il costo delle cure prestate a dodici giovani italiani rimasti feriti nell'incendio. La somma non è ancora stata ufficialmente trasmessa come richiesta di rimborso all'Italia, ma il conto è pronto e alimenta una polemica che si trascina da mesi.
La notte del rogo e il bilancio delle vittime
L'incendio divampò nella notte tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026 nel seminterrato del bar Le Constellation, affollato per la notte di San Silvestro. Secondo la ricostruzione fornita dalle autorità del Canton Vallese, le fiamme si svilupparono in pochi istanti: alcune candele scintillanti poste su bottiglie di champagne, brandite da una cameriera, avrebbero sfiorato il soffitto basso dell'ambiente, rivestito con materiale fonoassorbente. La deflagrazione che ne seguì trasformò il locale in una trappola.
Il bilancio definitivo parla di 41 vittime, in maggioranza giovanissimi, e oltre cento feriti, molti dei quali riportarono ustioni gravi. Tra i feriti italiani, dodici ragazzi vennero ricoverati in strutture elvetiche a Sion, Losanna, Zurigo, Ginevra e Berna, per periodi di degenza variabili a seconda della gravità delle lesioni.
Il caso Manfredi Marcucci e le fatture alle famiglie
La vicenda aveva già provocato attriti diplomatici lo scorso aprile, quando l'ospedale di Sion inviò ad alcune famiglie italiane una copia delle fatture per le prime cure ricevute. Tra queste spicca quella relativa a Manfredi Marcucci, il sedicenne romano rimasto gravemente ustionato alla schiena, alle mani e alle braccia. Il ragazzo era stato preso in carico nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Sion per circa quindici ore, prima di essere trasferito in elicottero a Milano. La fattura inviata allo Stato italiano ammontava a 66.800 franchi, una cifra che aveva suscitato la reazione del padre, Umberto Marcucci. «Se mi rompo una gamba su una pista, è giusto che il sistema italiano rimborsi, ma se mi sono fatto male in un bar a causa della negligenza di qualcuno, allora il minimo sarebbe che la Svizzera sospendesse la sua richiesta di rimborso, fino all'accertamento delle responsabilità», aveva dichiarato l'uomo alla RTS.
Manfredi, dopo un lungo ricovero al Niguarda di Milano e un successivo trasferimento al Gemelli di Roma, è tornato a casa lo scorso marzo, ma dovrà affrontare ulteriori interventi chirurgici per recuperare la funzionalità delle mani.
Il quadro normativo e le posizioni dei due governi
Sul piano formale, un accordo internazionale tra i paesi europei stabilisce che quando un cittadino riceve cure mediche all'estero, i costi sono a carico del paese di residenza del paziente. L'Italia, tuttavia, ha dichiarato fin da subito di non voler coprire queste spese, invocando un principio di reciprocità: alcuni feriti svizzeri sono stati curati in ospedali italiani e mezzi di soccorso italiani avevano partecipato alle operazioni di emergenza la notte della tragedia.
A inizio maggio, durante un incontro a Roma con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il presidente della Confederazione Elvetica Guy Parmelin aveva promesso una soluzione, prospettando la possibilità di una deroga al regolamento europeo sulla ripartizione delle spese sanitarie. Tuttavia, dopo le dimissioni a sorpresa dello stesso Parmelin, annunciate una settimana fa, il Consiglio federale non ha ancora preso una decisione definitiva e la procedura per l'elezione del nuovo presidente tiene banco a Berna.
Le reazioni delle famiglie e il procedimento penale in corso
La richiesta di rimborso giunge mentre a Sion è in corso un procedimento penale per accertare le responsabilità della strage. L'inchiesta, affidata alla procura del Canton Vallese, ha portato all'apertura di un fascicolo per omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo a carico dei gestori del locale, Jacques e Jessica Moretti. Secondo quanto riferito dal legale Fabrizio Ventimiglia, che assiste la famiglia di una delle ferite, quindici dei diciassette indagati ricoprirebbero ruoli istituzionali all'interno delle autorità elvetiche.
«È una richiesta paradossale e beffarda», ha dichiarato l'avvocato, «stride che siano proprio le autorità svizzere a chiedere oggi, a qualunque titolo, un rimborso». Intanto, il Parlamento federale ha stanziato 37,6 milioni di euro per le vittime e il Canton Vallese ha aggiunto altri 2,5 milioni, mentre la Fondazione Beloved, creata dopo la tragedia, dispone di un budget di quasi 26 milioni per sostenere le spese mediche, psicologiche e fisioterapiche non coperte dai servizi sanitari nazionali.
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