Trump non scioglie il nodo truppe: «Valuto ancora se spostarle dalle basi italiane». Nessun commento sulla risposta dell’Iran

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La telefonata esclusiva concessa al Corriere della Sera, una conversazione nella quale il presidente americano è tornato a esprimere il proprio disappunto nei confronti di Roma, non ha fatto registrare alcuna apertura concreta sul fronte della ricollocazione militare. Nonostante il viaggio a Roma del segretario di Stato Marco Rubio, un faccia a faccia durato oltre un’ora e mezza a Palazzo Chigi volto ufficialmente a ricucire gli strappi nei rapporti bilaterali, Donald Trump ha mantenuto una linea di ferma ambiguità. Interrogato specificamente sull’ipotesi di un trasferimento dei contingenti fuori dall’Italia, ha infatti risposto di starci «ancora prendendo in considerazione», lasciando così sostanzialmente in sospeso il futuro delle basi presenti sul territorio nazionale.

L’incontro tra Rubio e la presidente del Consiglio, che pure era stato definito «proficuo e costruttivo» dalle cronache della vigilia, sembra aver incassato la freddezza dell’inquilino della Casa Bianca. A pesare sul clima di tensione, lo si evince dalle parole del presidente, è la percezione di un’assenza italiana durante le recenti crisi nel Medio Oriente. «L’Italia non c’era quando avevamo bisogno di lei», ha ribadito Trump con una certa asprezza, aggiungendo un contraltare a suo dire personale: «E io ci sono sempre stato per l’Italia, e così il mio Paese». Un assist, quest’ultimo, che ha rilanciato la questione dei dragamine; quando gli è stato osservato che Roma potrebbe fornire queste unità navali per la bonifica dello Stretto di Hormuz dopo eventuali cessate il fuoco, la replica è stata secca e non lascia spazio a interpretazioni: «L’Italia non c’era quando ne avevamo bisogno».

La distanza sulle missioni e il nodo Hormuz

La frattura, evidentemente, non si ricompone con la semplice diplomazia, e la visita di Rubio — durante la quale il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva ribadito la «disponibilità a essere presenti con la nostra Marina militare» — non è bastata a scalfire il giudizio della Casa Bianca. Trump ha invece scelto di non addentrarsi affatto nelle dinamiche relative ad altri teatri europei, rifiutandosi di commentare l’eventuale ridispiegamento di truppe dalla Germania verso il fronte orientale della Nato. Sul fronte iraniano, invece, il presidente ha accolto la richiesta di aggiornamenti con un secco «non voglio commentare per il momento», senza fornire particolari sulla tanto attesa lettera di risposta che si attendeva da Teheran nella notte.

Il nothingburger sul fronte diplomatico e il retroscena Salvini

Sullo sfondo di questa tirate relazioni, e mentre gli Stati Uniti rivedevano la bozza di risoluzione all’ONU (eliminando il riferimento al Capitolo VII per aggirare il veto di Cina e Russia), Trump ha disperso le residue speranze di una distensione immediata. Alla stampa italiana che gli chiedeva il motivo della condivisione sui social di un vecchio articolo del leader della Lega Matteo Salvini, la risposta è stata liquidatoria e quasi vagamente ironica: «Perché lo ritenevo appropriato». Senza approfondire il contenuto del gesto, il presidente ha preferito mantenere l’attenzione sulla propria insoddisfazione, alimentando ulteriormente l’incertezza che grava sulle alleanze strategiche in attesa che l’amministrazione definisca ufficialmente la propria posizione.

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