Malagò apre alla Figc ma non scioglie le riserve: “Valuto il da farsi dopo aver incontrato tutti”
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Redazione Sport
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Giovanni Malagò, che siede da tempo al vertice del CONI e conosce perfettamente i meccanismi del potere sportivo italiano, ha per la prima volta aperto in maniera esplicita – seppur con le dovute cautele – alla possibilità di candidarsi alla presidenza della Figc. L’occasione è stato l’incontro “straordinario” di due ore tenutosi a Milano, nella sede della Lega Serie A in via Rossellini, dove il numero uno del CONI ha ascoltato i rappresentanti dei venti club di massima serie. È stato proprio al termine di quel faccia a faccia, descritto dallo stesso Malagò come un momento di confronto autentico e corale, che l’ex presidente dell’Expo ha rotto un silenzio durato settimane, alimentato dalle voci di corridoio e da una lunga serie di indiscrezioni stampa. “Mi sembrava doveroso cominciare con chi aveva pensato a me per questa ipotesi”, ha dichiarato, chiarendo che l’iniziativa è partita da sollecitazioni esterne più che da una sua personale strategia di ascesa.
Un cronoprogramma legato al consenso delle componenti
Malagò, che ha più volte ribadito di non aver ancora preso alcuna decisione definitiva, ha tracciato quello che si potrebbe definire un itinerario prudenziale verso la candidatura. “Non ho nessuna certezza di portare avanti la candidatura – ha precisato –, lo farò soltanto dopo aver sentito tutte le componenti”. Un passaggio, questo, che rivela l’approccio quasi negoziale del presidente del CONI: nessuna discesa in campo senza un’ampia base di sostegno trasversale. Ha quindi escluso di sciogliere le riserve entro la settimana in corso, annunciando invece che raccoglierà le idee nei giorni immediatamente successivi. Tra gli appuntamenti già fissati, spicca quello con il presidente Abete, figura storica del calcio italiano, senza la cui benedizione – lascia intendere Malagò – ogni passo risulterebbe prematuro.
Le pressioni della Serie A e il rebus commissario tecnico
Nel corso della conferenza stampa milanese, a chi gli chiedeva conto dei possibili scenari tecnici legati alla sua eventuale gestione – in particolare sul nome del prossimo commissario tecnico della Nazionale –, Malagò ha risposto con una punta di ironia tagliente: “Leggo sei-sette nomi, ma non so ancora se mi candiderò”. Una frase, quest’ultima, che fotografa l’imbarazzo di chi viene dato per favorito senza aver ancora ufficialmente accettato la partita. Le due ore di confronto con i club, che lui stesso ha definito “straordinarie” per la qualità degli interventi e per la fiducia rinsaldata, hanno rappresentato un primo banco di prova. Eppure, nessuno dei presenti ha ottenuto da Malagò un impegno vincolante. Anzi, il presidente del CONI ha volutamente mantenuto un margine di manovra, segnalando che l’ambiente lo conosce bene e che non ha bisogno di periodi di prova.
Gravina e il peso di una riforma mai decollata
Sullo sfondo, inevitabilmente, emerge la figura dell’attuale presidente federale, Gravina, che pure aveva ottenuto un plebiscito – il 98,7 per cento dei voti – senza tuttavia riuscire a imprimere una svolta significativa alle riforme del calcio italiano. Un’eredità, quella lasciata da Gravina, che Malagò si troverebbe a gestire nel caso in cui decidesse di scendere in campo. Ma lui, da abile navigatore dei palazzi romani e milanesi, non si lascia incalzare: “L’ambiente lo conosco molto bene”, ha ripetuto, quasi a voler dire che non ha bisogno di sperimentare su di sé ciò che già conosce nei dettagli. Per ora, dunque, resta il “valuto il da farsi”, con una tempistica che potrebbe prolungarsi ancora per diverse settimane, in attesa di aver incontrato tutti gli attori in campo – Lega di B, Lega Dilettanti, AIAC, Assocalciatori – prima di qualsiasi annuncio ufficiale.




