Malagò apre alla candidatura Figc ma frena: “Nessuna certezza, valuto il da farsi”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’assemblea di Lega a Milano, occorsa in un clima di attesa non privo di sottintesi, ha rappresentato il primo vero tornante nella partita per la successione ai vertici della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Giovanni Malagò, che già siede alla presidenza del Coni da tempo immemorabile per gli standard politici sportivi del paese, ha rotto gli indugi con un intervento misurato ma carico di conseguenze: ha incontrato i rappresentanti delle venti squadre di Serie A, raccogliendo quella che lui stesso ha definito “la fiducia di tutti”, salvo poi precisare – e qui sta il nodo – che di candidatura ufficiale ancora non si può parlare. “Mi sembrava doveroso cominciare con chi aveva pensato a me per questa ipotesi”, ha dichiarato ai cronisti, chiarendo che l’incontro in via Rossellini non costituiva un atto formale di discesa in campo, bensì un primo giro di consultazioni.

Un voto quasi plebiscitario, ma con un’eccezione

Il responso emerso dalla riunione milanese parla però chiaro. Malagò, presentatosi con una riserva che qualcuno potrebbe definire tattica, ha ottenuto diciannove voti su venti nella prima tornata informale; poi, come da lui stesso raccontato, “diciannove voti e tre quarti”, con un’aggiunta che rimanda al passo avanti compiuto da Claudio Lotito, presidente della Lazio. Costui, inizialmente orientato verso la soluzione del commissariamento, avrebbe infine contribuito a quella che l’interessato ha descritto come una larga convergenza. Il particolare non è secondario, perché svela la fragilità di un consenso che, seppur massiccio, non è mai totale. Malagò non ha nascosto la prudenza: “Non ho nessuna certezza di portare avanti la candidatura, lo farò solo dopo aver sentito tutte le componenti”.

L’agenda fitta degli incontri: dalla Lega Pro ai sindacati

L’esame di Milano, insomma, è stato superato. Ma il presidente del Coni sa bene che il percorso è appena iniziato. Nei prossimi giorni lo attendono colloqui altrettanto delicati: con Matteo Marani, che guida la Lega Pro, con i due sindacati di categoria – quello dei calciatori e quello degli allenatori – e infine con il ministro dello Sport, Andrea Abodi. È a quel punto, e solo dopo aver tastato il polso a ciascuno di questi attori, che Malagò scioglierà le riserve. Ha ribadito il concetto con una frase che suona quasi come una clausola di stile: “Se l’Italia non fosse uscita con la Bosnia, ovviamente non sarei qui, ma mi sento abbastanza capace per questo ruolo”. Un riferimento, questo, alla concomitanza con la spedizione azzurra, quasi a voler dire che il tempo delle candidature va misurato con rispetto verso gli impegni della nazionale.

Il rebus del ct e il lascito pesante di Gravina

Nel corso della conferenza stampa, puntuale è arrivata la domanda sul futuro commissario tecnico. Circola già qualche nome, e Malagò non ha potuto sottrarsi: “Leggo sei-sette nomi, ma non so ancora se mi candiderò”. Una risposta che rinvia ogni discussione tecnica a un momento successivo, quando la sua eventuale discesa in campo sarà diventata certezza. Intanto, sullo sfondo, resta l’ombra dell’attuale presidenza. Gabriele Gravina, che pure aveva ottenuto il 98,7 per cento dei voti in un’altra tornata, non è riuscito a portare a termine le riforme che molti si attendevano. Un precedente che Malagò, nel suo procedere cauto, sembra voler tenere ben presente: meglio non promettere nulla, e muoversi solo dopo aver verificato ogni sostegno.

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