Superstudio si fa in tre tra Bovisa e Barona: le nuove polarità del Fuorisalone 2026
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Se c’è un dato che emerge con chiarezza dalla Milano Design Week appena iniziata – e che tra temporali semi estivi e improvvise schiarite sta già ridisegnando la mappa delle presenze – è la volontà, da parte di Superstudio design, di spezzare il proprio tradizionale monopolio geografico per abbracciare una logica policentrica. L’operazione, che quest’anno non ha nulla della semplice estensione quantitativa, si concretizza in tre nuove polarità – SuperNova, SuperCity e SuperPlayground – ciascuna delle quali offre un palcoscenico calibrato su target radicalmente differenti, potenziando le diversità anziché omologarle. Non si tratta, occorre sottolinearlo, di una mera moltiplicazione di spazi espositivi: la cura curatoriale diventa qui il vero filtro, quello capace di separare i grandi brand (che pure mantengono la loro centralità) dai progettisti emergenti, ai quali viene riservata una visibilità altrimenti impensabile nei circuiti tradizionali.
SuperNova, SuperCity e SuperPlayground: tre anime per un solo distretto
La scelta di articolare l’offerta su tre fronti distinti risponde a un’esigenza pratica, eppure raramente così ben esplicitata: quella di decongestionare il flusso di visitatori senza però disperderne l’attenzione. SuperNova punta dritto sulla tecnologia ragionata, quella che non urla ma dimostra; la si trova in zona Tortona, dove l’intelligenza artificiale viene maneggiata con ponderato rigore, e dove molti brand – celebrando anniversari di vario tipo – intrecciano lo sguardo al passato con una tensione avanguardista che evita ogni sterile esibizionismo. SuperCity, invece, si spinge verso la Barona, quasi a voler riscattare un quadrante storicamente meno battuto dalle grandi installazioni; lì il dialogo si fa più urbano, quasi antropologico, con una serie di interventi che mimetizzano l’architettura effimera nel tessuto residenziale. E poi c’è SuperPlayground, che occupa la Bovisa: uno spazio ibrido, a metà tra laboratorio e piazza, dove il progetto si fa gioco senza mai diventare banale.
Quel che accade in zona Tortona, tra code e scoperte inaspettate
Camminare per il Fuorisalone 2026 nel distretto Tortona significa respirare un’aria elettrizzata dalle novità tech ma al contempo riscaldata da rimandi nostalgici ben dosati. Chi si aspetta il delirio da intelligenza artificiale fine a se stesso rimarrà deluso: qui la tecnologia viene usata con parsimonia quasi artigianale, facendone emergere entusiasmanti novità senza mai cadere nello strillo pubblicitario. Non mancano, naturalmente, le lunghissime code sotto il sole – è ogni anno la stessa storia, verrebbe da dire – e quelle ore perse ad attraversare mezza città per un’installazione che poi si rivela “meh”. Eppure, a differenza di molti dei miei concittadini, non soffro di Fomo: la qualità curatoriale promessa da Superstudio, e in larga parte mantenuta, consente di selezionare senza l’ansia di dover vedere tutto. Alcuni brand, guardando al percorso compiuto, celebrano anniversari con allestimenti che sembrano conversare tra epoche differenti in totale sintonia.
La svolta policentrica come risposta alla stressante geopolitica del design
Quel che cambia, rispetto agli anni precedenti, è proprio la geografia fisica della manifestazione. Superstudio non si limita più a fare da calamita in un unico punto, ma disperde le sue polarità in tre quartieri – Tortona, Barona, Bovisa – costringendo il visitatore a una scelta consapevole. Ne consegue un effetto collaterale non secondario: si riduce lo stress da attraversamento urbano, si evitano quelle ore perse per un’installazione “meh” e si torna a casa meno stanchi ma più ispirati. L’operazione, va detto, potenzia le diversità senza mai forzare gerarchie: il grande brand trova comunque il suo spazio, l’emergente ottiene una ribalta che altrove gli sarebbe negata. E la cronaca nera? Qui non c’entra, se non per ricordare che anche nel design, talvolta, le inchieste giudiziarie hanno svelato retrocessioni opache – ma questo è un altro racconto. Per ora, restano i fatti: tre nuove polarità, un solo Superstudio, una città che si interroga su come abitare la propria settimana più attesa.




