Hantavirus, il precedente di Chubut e i rischi del birdwatching nelle discariche

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L’ondata di contagi da hantavirus che ha colpito l’estremo sud del mondo, con il focolaio sulla nave MV Hondius e la morte dell’ornitologo olandese Leo Schilperoord – avvenuta l’11 aprile dopo aver visitato una discarica alla periferia di Ushuaia – non rappresenta un episodio isolato nel continente sudamericano. Per comprenderne la dinamica, bisogna tornare indietro di qualche anno, precisamente tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, quando nella provincia argentina di Chubut si verificò un’epidemia dello stesso ceppo virale, l’Andes, capace – a differenza di altre varianti – di trasmettersi direttamente da persona a persona.

Secondo uno studio pubblicato nel 2020 sul “New England Journal of Medicine”, i ricercatori analizzarono quel focolaio registrando 34 casi complessivi, di cui 11 mortali. Le indagini epidemiologiche permisero di ricostruire diverse catene di contagio, e vennero individuati alcuni cosiddetti “super-diffusori”, individui cioè che, per ragioni ancora oggetto di studio, hanno trasmesso il virus a un numero di contatti significativamente più alto rispetto alla media. Queste evidenze, già allora, avevano messo in allarme la comunità scientifica locale, costringendo le autorità sanitarie a rafforzare le misure di isolamento e i protocolli di tracciamento.

A Ushuaia, intanto, la polemica non si è placata. Sebbene molti esperti condividano l’analisi che punta il dito contro la discarica come probabile epicentro del contagio, il governo nazionale argentino ha annunciato l’invio di un gruppo di esperti per verificare se il topo dalla coda lunga – il principale reservoir dell’hantavirus – abbia effettivamente colonizzato la regione. La squadra, spiegano fonti ufficiali, collaborerà con i biologi locali per catturare i roditori presenti nell’area della discarica e sottoporli a test sierologici. Parallelamente, le autorità della Terra del Fuoco ribadiscono che «nessun caso di hantavirus è stato registrato nella nostra provincia», cercando così di circoscrivere il rischio alla sola area portuale e alla nave.

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