Meloni a Monza per il Primo Maggio, tra i panettieri dell’autismo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il primo maggio non è stata una tribuna sindacale, per Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio ha scelto di trascorrere la giornata dei lavoratori – quella che tradizionalmente si celebra con comizi e cortei – lontano dai palchi e dalle piazze. L’ha fatta a Monza, dentro PizzAut. Che non è una pizzeria qualunque, va detto: è un luogo dove chi ha un disturbo dello spettro autistico trova non solo un impiego, ma un ruolo vero in sala e dietro il bancone. La visita, comunicata senza particolare enfasi, ha assunto così un peso specifico che va oltre la cronaca di un semplice appuntamento istituzionale.

Un pezzo di pane e una dignità ritrovata

Nel piccolo locale che si è fatto conoscere nazionale (grazie anche a una lunga battaglia mediatica e legislativa), Meloni ha incontrato quei ragazzi che definisce, senza mezzi termini, «i lavoratori più straordinari di tutti». Frase che, nell’economia di un discorso pubblico spesso accusato di retorica, suona come un’ammissione di fatto: l’inserimento lavorativo di persone con autismo è una frontiera ancora impervia, disseminata di pregiudizi e ostacoli burocratici. Eppure, qui si impastano pizze, si sfornano, si servono ai tavoli. Lo si fa con tempi e modi adattati, ma lo si fa. E la presidente, stando alle immagini diffuse, ha indossato il grembiule come fanno gli altri: senza distanza, quasi fosse una comparsa occasionale in una routine che non le appartiene.

La politica che (forse) cambia passo

La scelta della location – mai neutrale, per un capo di governo – intercetta un dibattito annoso: quello della cosiddetta “inclusione vera”. Non quella declamata nei documenti programmatici, ma l’altra, la concreta, quella che parte dal diritto a un reddito e a una socialità non mediata da assistenti o terapie. Meloni, da presidente del Consiglio, non ha annunciato nuove misure in questa occasione; si è limitata a esserci. Ed è proprio questa presenza fisica, in un giorno simbolico come il Primo Maggio, a trasformare l’evento in un fatto politico. Perché la sinistra storica ha sempre rivendicato la centralità del lavoro come valore emancipante; eppure, chi governa oggi ha scelto di celebrare quel valore non sul palco di un comizio, ma tra i banchi di una pizzeria “diversa”.

Un silenzio che pesa, e alcuni nodi irrisolti

Quel che non si è visto, però, è altrettanto importante. Nessuna dichiarazione sulla condizione generale dei lavoratori con disabilità in Italia, nessuna cifra o promessa di stanziamenti. Solo l’atto, nudo e crudo, della visita. E forse, in un’epoca satura di comunicazione, il gesto conta più delle parole. Resta il fatto – lo rilevano senza enfasi le cronache locali – che PizzAut è anche il frutto di un lungo attivismo civile, nato prima e senza il sostegno dello Stato. Un modello virtuoso che ha dovuto lottare per strappare permessi e deroghe. La presidente lo sa. E il fatto che abbia scelto proprio quel luogo, oggi, dice molto di una strategia comunicativa che non ama le mediazioni. Ma dice anche, implicitamente, quanta strada manchi ancora perché iniziative come questa diventino la regola, non l’eccezione.

Il lavoro che non ti aspetti

Fuori, a poca distanza dal locale, qualche manifesto della Cgil e della Uil ricordava il senso tradizionale della festa. Dentro, invece, si respirava un’altra aria: fatta di farina, di silenzi concentrati, di piccole vittorie quotidiane. Meloni, nel suo intervento improvvisato, ha parlato di “orgoglio”. Parola grossa, se riferita a chi ha dovuto faticare solo per ottenere un contratto da pizzaiolo. Ma forse è proprio questa la svolta: riconoscere che il lavoro più straordinario non è quello che produce di più, ma quello che permette a chi lo fa di esistere socialmente. Da Monza, ieri, è partito un segnale. La sua portata la si misurerà nei prossimi mesi, quando le telecamere se ne saranno andate e i riflettori spenti. E i ragazzi, intanto, continueranno a infornare.

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